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Le vostre storie
UN RIMINESE A SAN PAOLO
Mi chiamo Danilo Pericoli, vivo a San Paolo in Brasile e voglio raccontarvi la storia di mio padre, un riminese approdato nel Nuovo Mondo, dopo tante avventure. Mio padre, Paolo Pericoli, è arrivato in Brasile il 12 giugno 1962, che viene festeggiato in Brasile come il giorno dei fidanzati, mentre in Italia il giorno degli innamorati è San Valentino, il 14 febbraio. Questo ce lo ha raccontato, a me e a mio fratello, nostra madre, la quale spesso parlava di papà a tavola, durante il pranzo o dopo una cena di pesce arricchita da un buon vino. Noi bambini ci dimenticavamo della tv e, attraverso questi racconti, venivamo trasportati nell´Italia degli anni Trenta, fino ai Sessanta, gli anni dell´ infanzia e della giovinezza di mio padre. In questo modo abbiamo saputo nel 1931 è venuto al mondo nella città di Rimini, vicino all´antica darsena, o Porto Canale, dove una striscia d´acqua taglia la città in due parti fino al mare e dove vivono e lavorano i pescatori. Da bambino, lui e i suoi due fratelli più vecchi erano andati ad abitare con gli zii e la nonna materna, poiché avevano perso i genitori in un incidente in motocicletta, sulla strada tra Rimini e Ravenna. Mio padre allora aveva appena tre anni. Lo zio Francesco aveva diversi pescherecci, con i quali navigava lungo l´Adriatico fino alla costa della ex Jugoslavia. Era una famiglia ricca, quella di mio padre, il quale, nonostante la perdita dei genitori, ha avuto un´infanzia abbastanza serena, almeno fino alla guerra. Questa purtroppo, con il suo carico di distruzione e di morte, cambiò tuttoe mio padre, ancora molto giovane, dovette lasciare la casa degli zii e la scuola per rifugiarsi in un luogo più sicuro, in cui i bombardamenti potessero fare meno danni e meno paura. La famiglia si trasferì sotto un tunnel della ferrovia. Erano tempi difficili, che non lasciavano spazio alla gioia, tanto meno al divertimento dei bambini. Ma i bambini sempre sanno adattarsi alle situazioni difficili e cercano di giocare anche quando il mondo intorno ti crolla addosso. Come nel giorno in cui mio padre, ancora piccolo, era in campagna con lo zio ed era riuscito a prendere un gatto, che fuggiva spaventato dal bombardamento proprio come loro. L´aveva messo dentro una sacca, per portarlo a casa e farlo diventare il suo cucciolo. Oppure come quella volta che per ridere un po´ lui e lo zio giocavano ad interrare la polvere da sparo rimasta in giro, facendo un buco in terra per farla esplodere.
Le mie radici nel borgo San Giuliano
Già più grande, negli anni Cinquanta, mio padre visse gli anni del benessere, riuscendo a creare una propria azienda in società con suo fratello Romeo. Facevano i sistemi di riscaldamento più moderni dell´epoca per le case di tutta la Rimini. E mio padre viveva bene. Ma forse fu il destino, o la sua sete di avventura, a spingerlo a cambiare la sua vita, a cercare nuovi orizzonti. Nel 1960 papà andò prima in Svizzera, dove rimase solo due anni, poi, nel ´62, in Brasile, affidando il suo destino al lancio di una moneta: se fosse caduta su testa sarebbe partito per l´Australia, se invece fosse caduta su croce sarebbe toccato al Brasile. Così, questa terra di emigrazione, italiana e di tutto il mondo, ricevette a braccia aperte um nuovo romagnolo di trentun anni, che con il cognome che portava, Pericoli, non aveva certo paura di affrontare un luogo ignoto con appena cinquanta dollari in tasca! Ma quegli erano tempi diversi. La situazione economica in Brasile era florida, poteva offrire molte opportunità ai brasiliani stessi e agli stranieri. Mio padre trovò facilmente il suo primo lavoro in un´azienda americana, l´AeroWillys, come elettricista. Si sistemò a Guarulhos, un piccolo comune nei dintorni di San Paolo, in un ostello di proprietà di uma signora tedesca. Alcuni anni dopo, su indicazione di un amico, venne invitato a lavorare nella ditta di due italiani, la Persico-Pizzamiglio, come ingegnere elettricista. E li è rimasto per più di trent´anni, fino alla pensione. Alla fine degli anni Sessanta, mentre passeggiava con gli amici in spiaggia sul lido di San Paolo, fece la conoscenza di una bella ragazza di diciotto anni più giovane di lui e discendente di italiani venuti dal Veneto. Si sono innamorati subito e poi si sono sposati. La sua vita nel nuovo Paese era stata reinventata. Il suo sogno americano era completo: aveva una bella famiglia, con una moglie e due bambini, aveva una casa a San Paolo e un´altra al mare, perché da buon riminese abituato all´acqua non poteva rinunciare all´Oceano. In questa casa poteva coltivare la sua passione, quella dei libri, e stare insieme alla famiglia. Solo poco tempo dopo la sua scomparsa io ho potuto visitare Italia per due volte e conoscere tutti i posti di cui mi parlava mio padre: i colori di Rimini, la sua vivacità, la darsena e soprattuto il mare Adriatico, così calmo e piatto rispetto all´Oceano. A Rimini ho camminato sul ponte romano di Tiberio, tante volte indicato da mio padre come la costruzione più antica della città e capace di resisitere allo scorrere del tempo. Dentro il Tempio Malatestiano ho scoperto la meraviglia rinascimentale delle forme del candido marmo. Ho guardato la verde campagna di Romagna dall´alto del colle di San Marino, e ho camminato sotto gli interminabili portici colorati di Bologna, Ferrara e Modena. E in mezzo ai vicoli stretti del piccolo borgo marinaro di San Giuliano, a Rimini, la parte della nostra famiglia che è rimasta in Italia mi ha ricevuto come un piccolo principe. I cugini mi hanno raccontato tante storie di papà, sempre a tavola, dove è facile lasciarsi andare ai racconti, e la vecchia zia si ricordava perfettamente di lui e diceva che io avevo la sua faccia. A Torino, la zia romagnola che ora risiede lì, e per la quale nutro un affetto molto speciale, mi ha adottato come un figlio. Mi ha parlato molto del vuoto che mio padre aveva lasciato in Italia dopo la sua partenza. Mio cugino era invece molto curioso del Brasile e mi chiedeva di raccontargli come si vive all´altro capo del mondo, mentre mi portava in macchina a conoscere la città. In questo modo, attraverso di me, la vita ha cercato di ristabilire un rapporto tra la parte della mia famiglia che si è formata in Brasile e quella che ancora abita la terra natale di papà. E questo sicuramente è stato l´inizio di un rapporto che non finirà mai. Io sento l´Italia come la mia seconda casa. Così vicina nel mio cuore come se fosse dietro l´angolo. Una destinazione da sogno, la mia preferita…. Danilo Pericoli, San Paolo
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