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"NUOVA" EMIGRAZIONE, TECNICI E MANAGERS IN AFRICA

Da Maputo, in Mozambico, la testimonianza del romagnolo Silvano Fabbri.


Giardino tropicale dietro la casa di Fabbri a Maputo Sono nato a Forlì 50 anni fa, ho abitato a Predappio fino al trasferimento a Cesena dopo il servizio militare. Poi ho cominciato a girovagare per il mondo, il mio lavoro era realizzare impianti di radio-comunicazione per le imprese italiane che avevano cantieri all´estero. Nel 1981 sono arrivato in Mozambico al seguito della CMC di Ravenna, per installare un collegamento radio con la diga del Pequenos Libombos che l´impresa doveva costruire. Eccomi quindi a Maputo, la capitale. Qui sono rimasto e continuo a lavorare assieme a mia moglie, anche lei romagnola, di Cesena. Non abbiamo figli. Mia moglie si occupa della contabilità dell´azienda che abbiamo messo in piedi in Mozambico.
Com´è questo Paese? La sua storia è complessa, come quella di tutti gli Stati africani. Il Mozambico è stato una colonia portoghese sino al 1975, quando la guerra di liberazione lo ha reso indipendente dopo 500 anni. Dopo varie vicissitudini e l´uccisione con una bomba carta del primo presidente, Edoardo Mondlane, inizia una guerra civile che sarebbe durata 17 anni, con tutte le note conseguenze: disperazione, fame, deliri marxisti-leninisti, odi tribali esasperati ecc., fino a concludersi negli anni ´92-´94 con gli accordi siglati a Roma e che hanno dato origine all´attuale Repubblica. Il nuovo presidente Joaquim Chissano ha portato il Paese ad un livello veramente alto se confrontato con quello di altri Paesi africani che hanno vissuto una storia simile.
Per quanto riguarda la mia storia, risalgono al 1979 i primi contatti delle imprese italiane con i dirigenti locali, al fine di aggiudicarsi importanti commesse. Prima fra tutte è arrivata la SAE-Sadelmi che si è aggiudicata un sistema di trasporto di energia dalla diga di Cabora Bassa al nord del Paese. Con questa impresa ho installato i primi sistemi di radio comunicazione fra savane sconfinate, animali selvaggi e paesaggi vergini. Poi ho lavorato con altri gruppi italiani, tra cui l´Agip, finché un telex da parte della CMC di Ravenna mi chiede di passare dall´Angola - dove mi trovavo - in Mozambico per fare uno studio tecnico al fine di collegare via radio la sede di Maputo con la diga che si sarebbe costruita di lì a poco. E così sono rimasto.
Gli emiliano-romagnoli qui sono circa 70-80, fra cui il primo segretario dell´Ambasciata d´Italia, qualche missionario, diversi imprenditori e maestranze della CMC che ha una grossa sede distaccata in Mozambico e cantieri avviati in tutto il Paese. Siamo abbastanza affiatati e le mangiate di tortellini e tagliatelle sono molto frequenti. Abbiamo la fortuna di poter importare prodotti della nostra regione, quindi non mancano mai il Parmigiano, il prosciutto e il sangiovese. La mia cuoca locale, ben istruita da mia madre e da mia suocera, non ha niente da invidiare ad una cuoca di un buon ristorante di Cesenatico, tant´è che gli amici dicono che il miglior ristorante della città è casa mia.
Mettere in piedi, qui, un´associazione di corregionali è un po´ difficile a causa delle distanze, anche se l´Ambasciata ha espresso qualche cenno riguardo a una possibile associazione di imprenditori, o culturale, che raccolga tutti i connazionali - ma con scarsi risultati al momento. Tutti speriamo che linfa nuova arrivi dal dott. Massari, il nostro segretario all´Ambasciata.
Lui soffre il "mal d'Africa", la moglie sogna Cesena.
Mia moglie, a dir la verità, si è un po´ stancata di stare qui, per le difficoltà che ogni giorno incontra nella gestione amministrativa della ditta e nei rapporti con gli enti statali locali, ma io sto benissimo in questa mia seconda terra, come si vede dalla foto che vi invio: è il giardino dietro casa dove vengono a mangiare le gazzelline.br> Maputo: che meravigliosa città quando si chiamava ancora Lourenço Marques! Era rinomata per i grandi palazzi, le case fastose e gli hotels con tutti i comfort, come porto di grande importanza e come ferrovia che serviva diverse nazioni confinanti che non avevano accesso al mare. Città di grandi commerci e grandi affari, con tanti soldi che circolavano: guardando le fotografie d´epoca di Maputo mi viene in mente Rimini d´estate, quando è piena di vetture con targhe straniere e turisti che comprano tutto quello che è esposto nei mercatini sui marciapiedi. Oggi ha tre milioni di abitanti e tutti i difetti di una metropoli cresciuta a dismisura per l´arrivo, dopo il periodo coloniale, di masse di persone che scappavano dalla guerra civile o che venivano spostate dal governo centrale di qua e di là nelle caserme, nelle piantagioni di tè e cotone - perché non facessero più ritorno a casa. Tutto questo non più tardi di 15 anni fa.
La collaborazione, a partire dal 1985, con lo Stato mozambicano per la fornitura di vari sistemi di radio mi ha permesso di acquistare una casa e di aprire una società di diritto mozambicano, superando le difficoltà che in quell´epoca e con quel regime scoraggiavano la maggior parte degli stranieri.
Quando ho iniziato ad andare in giro per il mondo a fare impianti, ho dovuto curare da solo sia la parte tecnica che quella manageriale. Facevo tutto io: dai primi contatti alla redazione di uno studio, dall´emissione di fatture all´approvvigionamento dei materiali, dal procacciamento fondi all´installazione dell´impianto fino alla riscossione finale. E non era certo facile qui in Africa. Ora ho 40 dipendenti locali, la moglie come contabile e due uffici (in società con altri) a Boston e a Johannesburg che mi permettono di avere il materiale in tempi brevi e senza dover correre come facevo una volta. Per tirare le somme, forse è un po´ presto. Ho acquistato un appartamento a Cesena e uno a Cesenatico, ricompensando così il sacrificio di stare lontani dalle famiglie e di lavorare a tutte le ore del giorno per un obiettivo che, adesso, è stato raggiunto. Mia moglie dice: è ora di tirare i remi in barca. Ma come si fa ad abbandonare questo posto? Sono proprietario di una casa da sogno a Maputo, di un´altra a Beira (la seconda città del Paese, 1200 km. a nord), di un ufficio che è una favola. Ho undici vetture da lavoro, 2500 clienti e nessuno nel raggio di 9000 km. che può prendersi una ditta come questa. E poi mettiamoci pure il "mal d´Africa": certo non è facile decidere il da farsi, ora che il sogno che avevamo nel cassetto si è realizzato. Alla fine, credo che dovrò "ridimensionarmi" e sobbarcarmi frequenti viaggi fra Italia e Mozambico per stare un po´ di qua e un po´ di là. Poi vedremo...
Adesso devo ricominciare a lavorare, sono le otto passate e stanno già entrando i tecnici e arrivando le prime telefonate. Visto che tutte le mattine ho l´abitudine di venire al lavoro alle 6.30 e tutte le sere di uscire dall´ufficio verso le 20, dedico volentieri qualche mezz´oretta a questo scambio con il sito degli emiliano-romagnoli nel mondo. A domani, dunque. Anzi, no. Domani inizia l´annuale convention dei distributori Motorola in Africa, che quest´anno si tiene a Johannesburg. Così dovrò sorbirmi qualche lezioncina di tecnica e nuove tecnologie oltre a una solenne tirata d´orecchie perché sono diminuite drasticamente le vendite negli ultimi sei mesi. Ma cosa ci posso fare se soldi in giro non ce ne sono più?


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