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CLAUDIO CAVALLOTTI, IL CANNAVARO DI USHUAIA


Los Cuervos del Fin del Mundo “Alcuni mesi fa – racconta il nostro corrispondente da Mar del Plata, Marcelo Carrara - mi sono stupito nel vedere, sulla tv nazionale, un servizio su una squadra di calcio della lontana Ushuaia, il capoluogo della provincia della Tierra del Fuego, dove finisce il continente americano. Nella città più australe del mondo, gli italiani hanno avuto un ruolo fondamentale: la costruzione di Ushuaia, infatti, si deve sopratutto agli emiliano- romagnoli arrivati nel 1948 con la prima forma di emigrazione organizzata e concordata tra l’imprenditore bolognese Carlo Borsari e il governo Peròn. Per tornare alla squadra, che si chiama Los Cuervos del Fin del Mundo, essa è nata come filiale del potente club di Buenos Aires, il Club Atletico San Lorenzo de Almagro, utilizzando gli stessi colori della squadra madre, il rosso e il blu, a strisce, che sono anche i colori del Bologna Football Club, da cui provenivano i coloni fondatori di Ushuaia”.

“Dopo alcuni anni di buoni risultati nel campionato locale – continua a raccontare Marcelo Carrara - l’anno scorso la squadra di Ushuaia era approdata nel Torneo Argentino C, il quale offre alle prime due formazioni classificate altrettanti posti per giocare nel Torneo Argentino B, una specie di quarta divisione del calcio professionista argentino, dove giocano squadre di tutto il Paese, anche del lontano sud. Le squadre della Patagonia sono le più svantaggiate, perché i giocatori durante l’inverno devono soffrire il vento patagonico, la neve e il freddo, e le lunghe distanze, a volte anche duemila chilometri, per far visita ai club rivali”.
“Ho seguito le vicende de Los Cuervos del Fin del Mundo – dice ancora Marcelo - fino alla finale contro il poderoso Boca de Rio Gallegos. I ragazzi della fine del mondo sono stati sconfitti e non sono riusciti, quindi, a salire alla categoria superiore, ma mi ha colpito il gioco di uno di loro, un tale Cavallotti.
Un cognome italiano - ho pensato. Sicuramente un figlio di una qualche famiglia emigrata a Ushuaia con l’impresa Borsari nel 1948, o da un’altra città argentina negli ultimi anni. Negli ultimi mesi abbiamo ripreso il contatto con la Società Italiana di Ushuaia, grazie alla visita della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo nel marzo 2008, finalizzata a creare un’associazione emiliano-romagnola anche qui, dove finisce il mondo.
Parlando dell’emigrazione italiana del 1948-49 con il segretario della Società Italiana, scopro che presso la stessa c’è un ragazzo che insegna l’italiano e gioca al calcio nei  Cuervos. E’ lui, Claudio Cavallotti. E’ un modenese venuto a formare la sua famiglia nella lontana Ushuaia e che diventato il punto di riferimento per gli emiliano-romagnoli rimasti a vivere qui, a oltre 16mila chilometri dalla patria.

 


Lezioni di calcio e di italiano
Claudio Cavallotti è nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1979, ultimo di quattro fratelli. Ha trascorso l´infanzia a Migliarina, una frazione del comune di Carpi, in una casa di campagna, saltando fossi, correndo in bicicletta, giocando a pallone, con le ginocchia perennemente sbucciate e le toppe ai pantaloni. Dopo le scuole elementari a Migliarina, frequenta le medie e il liceo scientifico sperimentale linguistico a Carpi, dimostrando predisposizione per le lingue straniere e le materie umanistiche, e coltivando parallelamente l’altra sua grande passione, che in emiliano si chiama "zughèr al balòn", giocare a calcio. Ammette di essere stato una promessa del calcio e di avere fatto provini per il Parma, il Milan e il Modena - ma la promessa è rimasta tale. Così si ritrova all’Università e, non avendo le idee chiare sul futuro, la scelta cade su un indirizzo di studi che almeno dovrebbe facilitare il viaggiare, l’insegnare, lo stare in contatto con i giovani: la laurea in lingua e cultura italiana all´Università per stranieri di Siena, adatta per diffondere la cultura italiana e insegnare la nostra lingua nel mondo.
Finiti gli studi universitari, si apre per Cavallotti un periodo di dubbi esistenziali, finché viene fuori la possibilità di un tirocinio a Ushuaia. Si iscrive, vince il concorso, rinuncia a un altro tirocinio a Tunisi, e se ne va nove mesi a Ushuaia a insegnare italiano nella Sociedad Italiana. Nello stesso periodo – siamo nel 2004 - conosce Victoria, la sua futura moglie. Concluso il tirocinio, Claudio decide di rimanere. Ora, lui e Victoria hanno una meravigliosa bambina di nome Lucia. Cavallotti adesso insegna italiano e storia dell´arte in una scuola superiore, oltre che nella Società Italiana, e ha molti progetti, che non sa se andranno a buon fine, ma che non gli fanno rimpiangere di non essere diventato Cannavaro. O forse sì: il Cannavaro di Ushuaia.

 



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