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L'IRONIA DI RON FERRI


La performance di Ron Ferri alla Triennale di Milano nel 2008 L’anno scorso ha disegnato dal vivo con la luce la facciata esterna della Triennale di Milano. L’ultimo numero di AD, la nota rivista di architettura e design, gli ha dedicato un profilo. Parliamo del newyorkese Ron Ferri, artista anticonvenzionale, pioniere di un’inedita forma d’arte, che è l’uso dei tubi al neon. Pochi sanno, forse, che questo artista americano, che ha lavorato a contatto con l’amico Andy Warhol e oggi ha le sue opere esposte al MoMa di New York, è di origini bolognesi, adora l’Italia e in particolare Bologna, che nel lontano 1969 ospitò un suo “one man show”.
Ron Ferri, nella sua performance milanese, attraverso un touchscreen ha creato effetti suggestivi e un´ atmosfera da second life. Ha inondato di luci e colori la facciata della Triennale per trasmetterci le emozioni di un mondo disincantato dove l’unica arma che regge al disastro è l’ironia. Di qui, le sue sculture di tubi al neon e acciaio, plexiglas e vetro, le sue tavole in gommapiuma, tempere e fili elettrici, gli enormi fiori che campeggiano nelle sue tele, o nei collage e tempere che rendono “artistiche” le case dei suoi collezionisti, come Jack Nicholson o Valentino.

 



Copertina della rivista Interview dipinta da Ron Ferri A 77 anni, l’ex giovane bolognese che studiava elettronica e faceva il pilota nell’Air Force ha ancora molto da dire. Ricorda i suoi esordi nei ruggenti anni Settanta, quando raccoglieva oggetti la sera in Central Park. Gli oggetti, il loro assemblaggio, lo stregavano. Gesso, fili elettrici, gommapiuma sono i raccordi di cui ha bisogno la sua arte. Un’arte che consiste nel cambiare espressione, senso, direzione agli oggetti del quotidiano. Oggi dipinge riviste come “Interview”, le decora pagina per pagina, crea sogni di carta facendo diventare i giornali di moda come dei quadri, con le pagine che sanno di pittura e possono sporcare le mani. “L’amore per gli oggetti ridipinti – racconta - è iniziato in quelle notti a Central Park, quando li ripescavo tra i cespugli e li portavo a casa. Come per donare loro una nuova vita”.
Per tornare allo show di Milano, bisogna ricordare che era nato per creare lo scenario esclusivo in cui presentare la campagna creata per Tudor Watch, il marchio di orologi di casa Rolex. Si capisce come Ferri sia capace di mettere insieme l’ordinario e lo straordinario, il filo elettrico rotto e il lusso della moda, lo sfavillio dei neon e l’invisibile che fagocita la materia.
La sua ultima provocazione è questa: nell´era di internet, meglio tornare alla pittura.

 



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