
Il personaggio del mese
PAUL DRAGHI, IL POLIZIOTTO D'AMERICA
Due anni fa il gentile condottiero della comunità emiliana era stato insignito della benemerenza della Regione
Tristezza al Memorial Hospital di Manhattan. Paul Draghi, il poliziotto d’America, decano della comunità italiana della Grande Mela e membro della Consulta regionale dell’emigrazione, se n’è andato a 74 anni, piegato da un tumore al cervello, poche settimane dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico. Racconta una giornalista della "Libertà" di Piacenza che gli aveva fatto visita, già molto malato, nella sua casa di Brooklyn, che Paul si era commosso nel sentire la selezione di arie d’opera che lei gli aveva portato. "Fammi sentire quella musica", le aveva detto con un filo di voce. E le note dell’aria della Turandot "Nessun dorma", cantata da Pavarotti, avevano riempito la sua stanza di morente.
Ora Paul dorme, dopo aver corso tutta la vita, fino all’ultimo respiro. Paul Draghi di strada ne aveva fatta, arrivando ai vertici della polizia metropolitana di New York. A lui toccava il delicato compito, inquadrato in un corpo speciale, di garantire la sicurezza di diplomatici, capi di Stato, personaggi famosi durante la loro permanenza nella Big Apple. Tra i tanti, sono stati affidati alle sue "cure" Papa Giovanni Paolo II, Mitterand, Khol, la Thatcher, Andreotti, Indira Gandhi, Pertini, Cossiga, Sofia Loren, Kissinger, Gromiko, Sadat, Re Hussein di Giordania, Begin, Rabin, Mandela, Re Olaf di Norvegia, tutti i presidenti americani da Nixon a Bush senior e, negli ultimi 15 anni, tutte le delegazioni provenienti dall’Italia. Ha avuto anche modo di scortare l’attore Telly Savalas, il Kojak televisivo, cui assomigliava come una goccia d’acqua.
La sua macchina americana era targata BOBBIOPC
Draghi fu assegnato all’Intelligence Service nel 1973, dopo lunghi anni di pattuglia in strada, cui seguì un periodo in ufficio come responsabile delle pattuglie. Di episodi da raccontare ve ne sarebbero tanti. In un’intervista alla Libertà di Piacenza, alla domanda se gli fosse mai capitato di arrestare un piacentino (Paul era originario di Bobbio), rispose che i suoi concittadini abitavano prevalentemente – come lui, del resto – nella 104^ Strada, erano brava gente e lavoravano soprattutto nei cantieri edili. Un giorno che fu inviato in perlustrazione nell’East River, capitò in un ambiente di piacentini. Non si fece riconoscere e ascoltò quello che dicevano. Parlavano più che altro della famiglia, tutt’al più di qualche scommessa ai cavalli. Tornò parecchie volte, sempre in incognita: tutto tranquillo, finché un giorno li sentì litigare. Allora intervenne con tono deciso: "si tasì mia, av môtt tüt deintar" (se non tacete, vi metto tutti dentro). Subito ci fu silenzio. Poi uno disse: "L’è vôi di noss" (è uno dei nostri). Seguì un commosso abbraccio.
Un altro fatto che testimonia l’attaccamento di Paul Draghi alla sua terra è la macchina con cui scarrozzava per le strade di New York gli amici che venivano in visita dall’Italia: la targa che aveva voluto per la sua automobile (negli Usa le targhe sono personalizzabili) era BOBBIOPC, ovvero Bobbio-Piacenza.
Impegnato sin dagli anni ’50 tra la comunità piacentina di New York, che ha radunato nell’associazione "Valtrebbia e Valnure" e poi in altre numerose associazioni emiliane di cui è stato rappresentante e costante punto di riferimento, Paul era nato a Brooklyn nel 1929. Era tornato a vivere a Bobbio dai 6 ai 18 anni, per poi fare rientro definitivo in America. Dalla moglie, nata a New York ma con i genitori di un paesino dell’Alta Valtrebbia, ha avuto quattro figli: Davide, vicepresidente della Merryl Linch a N.Y.C., Rita, insegnante in una scuola privata di Brooklyn, Marco, vicepresidente della City Bank, sempre a N.Y.C., e Lisa, casalinga. La sua calda umanità, il suo amore per la terra d’origine, il suo continuo spendersi per la comunità emiliana di cui era gentile condottiero, hanno suscitato dolore e rimpianto in tutti coloro che l’hanno conosciuto. Il presidente della Regione Vasco Errani ne ha ricordato "le grandi qualità che gli sono valse nel 2001 la benemerenza della Regione Emilia-Romagna", mentre il presidente della Consulta emigrazione Ivo Cremonini, che gli era grande amico, ha voluto sottolineare come, "anche dopo essere andato in pensione, continuasse a dedicare il suo tempo libero agli emigrati piacentini ed emiliani, ad organizzare incontri, cene sociali, iniziative". "Tutti noi quando dovevamo andare a New York – ha ricordato Cremonini – la prima persona che cercavamo era Paul. Era un gran personaggio, il coordinatore di tutte le associazioni emiliano-romagnole e troveremo il modo di ricordarlo". In ossequio alla sua scelta di vita e in sua memoria, la famiglia ha chiesto ai partecipanti al lutto non fiori ma donazioni per istituire una borsa di studio a favore dell’associazione "Valtrebbia e Valnure".
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