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Il personaggio del mese
IL BIBIENA DEI TROPICI
Antonio Landi fu il principale artefice, in terra brasiliana, dell’incontro tra due tradizioni culturali, quella del Settecento bolognese e quella dell’Amazzonia lusitana. Pressoché sconosciuto in Italia, è invece la gloria della città di Belém.
Fra i molti e illustri emiliano-romagnoli che hanno scelto un paese straniero come seconda patria, ce n’è uno che è conosciutissimo altrove, ma di cui si sa poco o nulla in Italia e nella sua città d’origine, Bologna. Parliamo di Giuseppe Antonio Landi, nato nel capoluogo emiliano il 30 ottobre 1713 da Carlo Antonio Landi, dottore in Filosofia e Medicina e docente di Logica e Filosofia all´Università, e da Antonia Maria Teresa Guglielmini. Alunno prediletto di Fernando Galli Bibiena all´Accademia Clementina, lo troviamo nel 1745 a dirigere la sezione di Architettura, ignaro di quello che gli sarebbe successo di lì a qualche anno.
Si intrecciano con la storia della sua vita le vicende delle colonie ispano-portoghesi d´Oltremare, quando nel 1750 il trattato di Madrid, per mettere ordine nella contesa tra i due Paesi, stabilisce la costituzione di Commissioni bilaterali per stabilire le frontiere di quello che sarebbe divenuto il territorio portoghese nel Nuovo Mondo. Il Portogallo però si trova in difficoltà nel reperire i tecnici necessari: l’Inquisizione ne aveva smantellato le scuole migliori, come quella di Sagres.
Il carmelitano scalzo João Alvares Gusmão viene così incaricato dalla Corona del reclutamento di "cattolici" per la Commissione portoghese. In modo chiaro, gli viene ordinato di escludere "spagnoli, francesi e olandesi, e nemmeno inglesi a meno che siano cattolici", così come "napoletani, siciliani e parmensi perché dipendenti dalla Spagna". A Gusmão non resta quindi che cercare in Italia, dove gli vengono suggerite come aree non sfavorevoli agli interessi portoghesi quelle di Roma, Milano, Venezia, Firenze, Bologna e Padova.
E´ con queste indicazioni che frate Gusmão arriva a Bologna per arruolare Antonio Giuseppe Landi, già noto come incisore, nella veste di disegnatore di mappe della Commissione di Demarcazione delle Frontiere tra le terre scoperte da Portogallo e Spagna nelle Indie occidentali. Gli altri componenti sono reperiti a Mantova, Genova, Milano, Basilea e sono matematici, geografi, astronomi, medici e ingegneri. Questo miscuglio di competenze tecniche fa sorgere dubbi sulle vere intenzioni del governo portoghese, che tiene segretissimo tutto quanto si riferisce alla Commissione. Corrono voci che il vero scopo dell’operazione sia il trasferimento della Corte nella colonia, a Belém. La situazione politica dell´Europa di allora era tale che il piccolo Portogallo si sentiva minacciato dalla vicina e troppo potente Spagna.
La morte del re del Portogallo rinvia la partenza per il Brasile dei membri della Commissione, che arriveranno a Belém, in Amazzonia, soltanto il 19 luglio 1753. Lì, nuove difficoltà impongono di rimandare il loro viaggio verso Mariuà, il luogo scelto per l´incontro delle due Commissioni. Landi però non riesce a restare inattivo e aiuta Brunelli, l´astronomo, nelle misurazioni tratte dall’osservazione della luna. Per evitare l´oziosità degli "ingegneri", come venivano chiamati i componenti della Commissione, il Governatore del Brasile Mendonça Furtado li impegna in svariati lavori. Ad alcuni viene chiesto di riprodurre la piantina della città di Belém; Landi, invece, collabora alla decorazione della cappella maggiore della chiesa di Sant’Alessandro. Ha così inizio il suo operato in Amazzonia.
Un architetto nella foresta
Nei due anni che passa a Mariuà in attesa dell’arrivo della Commissione spagnola, si impegna a riprodurre con il disegno e a catalogare la flora e la fauna locali, di cui descrive l’habitat; progetta il sepolcro della cappella di Sant´Anna a Barcelos, incaricandosi persino della pittura della stessa; progetta il "pelourinho" (la colonna dove venivano esposti i condannati alla gogna), la chiesa e il municipio di Borba-a-Nova.
La permanenza a Mariuà permette al Governatore di approfondire la conoscenza dei membri della Commissione, di cui aveva ben poca stima. Solo Landi non si sottrae al lavoro in quelle zone caldo-umide che schiantano gli altri europei. Il suo spirito “imprenditoriale” piace al Governatore che lo sceglie come primo abitante bianco del villaggio di Borba-a-Nova, dove gli regala una casa "per vivere con la sua futura moglie". E parte, il Governatore, alla ricerca di questa moglie, trovandola infine in una delle figlie del capitano maggiore João Baptista de Oliveira.
La Commissione portoghese ritorna finalmente a Belém senza aver incontrato quella spagnola. L’allievo di Bibiena si rimette al lavoro: disegna mappe e studia la natura, ma soprattutto comincia seriamente a fare l´architetto, e senza disdegnare gli affari. Nel 1757 fa un primo sopralluogo alla chiesa da Sé, in costruzione, che sarà poi da lui conclusa. Nel 1759 gestisce una fornace che produce tegole, mattoni, brocche e ciotole di terracotta, tutti prodotti ormai introvabili sul mercato, dopo l’uscita di scena dei Gesuiti. Nello stesso anno, in occasione dell´invio alla Corte Portoghese del primo progetto del Palazzo dei Governatori di Belém, Landi viene riconosciuto e proposto quale architetto dello stesso.
Nel 1760 è chiamato ad organizzare gli apparati scenici per i festeggiamenti del matrimonio della principessa Donna Maria con l´infante Don Pedro. Porta così le tradizioni bolognesi ai tropici. La cultura felsinea entra contemporaneamente anche nelle forme e nei materiali della chiesa di Sant´Anna, quando Landi, devoto della santa, ne pone la prima pietra. Ma le controversie fra Portogallo e Spagna non sono finite. Nel 1761, il Trattato del Prado prevede la smobilitazione delle Commissioni e Landi viene richiamato a Lisbona. Il Governatore non concorda con tale richiesta e sollecita la sua permanenza in Brasile allegando, oltre all’atto di matrimonio (che questa volta si realizza davvero, con la figlia di João de Souza Azevedo), il coinvolgimento di Landi in una serie di lavori in corso.
Mentre attende la risposta, Landi progetta il Magazzino delle Armi e lavora alla futura cattedrale, disegnando il retablo del Santissimo; inizia la ricostruzione della chiesa di Sant´Anna; assume indigeni per raccogliere frutta e spezie da mandare a Lisbona. Nel 1762 dirige la ricostruzione della chiesa del Carmo, inizia la costruzione della cappella di Santa Rita e dell’oratorio del Carcere di Belém. Chiede anche il permesso per costruire una sua fornace nella fazenda Murutucu, che acquista poi nel 1766. Riceve pure la patente di capitano di fanteria.
Solo nel 1763 arriva l´autorizzazione della Corte alla permanenza di Landi in Amazzonia. E’ grazie a questo geniale bolognese che Belém può trasformarsi nella capitale tropicale del neoclassicismo “all’europea”. Dal punto di vista stilistico, infatti, le opere progettate da Landi portano, con forte anticipo sui tempi, i segni del neoclassico, quando in altre città brasiliane si stava ancora affermando l’ormai superato e tronfio barocco. A Rio de Janeiro, ad esempio, lo stile neoclassico verrà introdotto solo cinquant´anni dopo le realizzazioni di Landi, ossia nel 1816 dall´architetto francese Auguste Grandjean de Montigny.
Ecco quindi che il destino di Landi si mescola con l´evoluzione della terra che ha adottato come sua. Parlare di quel periodo storico di Belém significa parlare del "suo" Bibiena, di quel bizzarro e curioso italiano che non si fermava mai. Nel 1763 Landi conclude i lavori della chiesa della Merces. Nel 1768 inizia la costruzione di una caserma, a fianco del Palazzo dei Governatori, e dell´Ospedale Reale nella piazza della Cattedrale. Nel 1769 inizia quello che sarà il suo capolavoro, la Cappella di San Giovanni Battista, e di un’altra cappella destinata a sepolcro, nel chiostro del convento di Sant’Antonio. Nel 1780 lo troviamo a piantare cacao e a produrre acquavite con l´aiuto di schiavi, ma finisce con l’indebitarsi con la Compagnia Generale del Gran Parà.
Ancora una volta, i malintesi fra Portogallo e Spagna attraversano la sua strada. Con l´entrata in vigore del Trattato di Sant’Ildefonso (1777) una seconda Commissione di Demarcazione di Frontiere deve essere formata. Landi parte nuovamente come disegnatore di mappe verso il Rio Negro, dove nel 1787 si ammala gravemente; l’anno dopo è già di ritorno a Belém. Muore nella sua fazenda Murutucu il 22 giugno 1791. Salve d’artiglieria accompagnano il suo funerale. Viene seppellito nella chiesa di Sant´Anna, la sua preferita. A Bologna non tornò più e forse per questo è stato dimenticato. La sua arte si trova tutta a Belém do Parà, Amazzonia, Brasile. Ma anche Bologna oggi lo riscopre, a 250 anni esatti dalla sua partenza per i tropici. Nella casa dov’è nato, in via Broccaindosso, il Comune apporrà una targa. E una mostra fotografica lo celebrerà in occasione del Festival Brasiliano di Bologna. (Dulce Rosa de Bacelar Rocque)
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