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Il personaggio del mese


GIORGIA A NEW YORK

AUTORITRATTO AI RAGGI X
La giovane artista italo-cilena Giorgia Pezzoli (figlia di Fernando, presidente dell’Associazione Emilia-Romagna di Santiago del Cile e membro della Consulta emigrazione dell´Emilia-Romagna) è presente dal 22 febbraio al 20 marzo 2005 con una propria mostra intitolata "Boneselfportrait" alla Agora Gallery di New York, Soho, 415 West Broadway. [Immagini delle opere esposte sui siti www.art-mine.com (clic su Giorgia Pezzoli) e www.agora-gallery.com (clic su Upcoming exhibitions)].
Quelle della nostra corregionale sono arcane e oscure immagini che stanno in agguato come apparizioni nella penombra. Giorgia crea un intimo e sorprendente punto di vista sul corpo umano, letto in tutta la sua bellezza e fragilità, dal di dentro e dal di fuori. Il suo uso di media particolari quali le immagini ai raggi X, sistemate a formare nove scatole di luce (con quattro radiografie a costituire i lati di ogni scatola), immette lo spettatore in uno spazio positivo e negativo insieme, che è, appunto, ombra e luce. Nel freddo bagliore dei raggi X prendono posto anche grafie tecniche e religiose, tabelle e diagrammi medici che evocano le diafane figurazioni dell´anima imprigionata nel corpo. Queste eteree stratificazioni lasciano intravedere il vuoto che sta dietro la sostanza. In pratica, è come se nell´autorappresentarsi come corpo trattato nelle pratiche mediche, l´artista volesse indagare l´enigma della mortalità dell´essere.
Giorgia Pezzoli espone qui il suo autoritratto osseo, una sorta di autobiografica scheletrica, ai raggi X, al quale ha cominciato a pensare due anni fa, dopo un incidente che l´ha costretta a muoversi tra radiografie, encefalogrammi e riabilitazioni. "E´ la mia autopsia fisica e psicologica di questi tempi, di questa tappa della mia vita, di questo secolo" - dice l´artista. "L´essere umano ha bisogno di guardarsi dentro e di riconoscere lo scheletro che lo ossessiona, riconoscere il suo essere mortale, come passo necessario per inventarsi un luminoso spazio interiore e separare, così, la luce dall´oscurità".
L´opera presentata all´Agora Gallery di New York è composta da 36 immagini (raggi X e interventi vari) disposte quattro a quattro a formare -come si è detto - 9 scatole illuminate di luce propria. "Il numero 9 rappresenta in molte culture - spiega Giorgia - il processo di rinnovamento o di rinascita. Il 9 è il numero prima di tornare allo zero. E 9 sono le porte, gli orifizi, del corpo, dove l´interno comunica con l´esterno" (due occhi, due narici, due orecchie, bocca, ano, vagina). "Allo stesso modo - prosegue l´artista - le ossa dello scheletro simboleggiano la profondità dell´essere, mentre il midollo e il seme la rinascita, la luce che esce dall´oscurità".
Giorgia Pezzoli - che nel 2001 ha esposto i suoi lavori anche a Ferrara - ha fatto studi d´arte presso l’Università Cattolica del Cile, dove si è specializzata in Amministrazione dei Beni Culturali. Ha poi seguito un corso post-laurea in Amministrazione e Gestione dello Spettacolo presso il Dams (Dipartimento arte musica e spettacolo) dell’Università di Bologna, fucina di molti artisti e personaggi dello spettacolo in Italia. Tra i suoi artisti preferiti: J. M. Basquiat, Egon Schiele, Rauschemberg, il Gruppo Cobra.


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