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Il personaggio del mese
UN PIACENTINO A PARIGI
Cesare Balderacchi è stato insignito della Legione d'Onore, la più prestigiosa onorificenza di Francia, per i suoi 40 anni di attività nel settore turistico
Chiamiamo da Bologna César Balderacchi. Lui, Cesare, è nel suo ufficio di Parigi. "Ah, Bologna: grande città democratica!" - questo il suo esordio. Nell´aprile 2002 il presidente della Repubblica Jacques Chirac ha firmato il decreto con cui gli conferiva il titolo di "Chevalier de la Légion d’Honneur", la più alta onorificenza di Francia, per i suoi 40 anni di attività in campo turistico.
Balderacchi è dal 1993 presidente dello SNAV, il sindacato professionale delle agenzie di viaggio e turismo francesi. Il 2 giugno 2002 ha ricevuto l´onorificenza dalle mani del presidente del Consiglio Jean-Pierre Raffarin. Alla cerimonia di consegna erano presenti vari ministri e segretari di Stato. Noi ascoltiamo volentieri da Balderacchi la sua descrizione di quella memorabile giornata che l’ha consacrato tra i grandi uomini che, nei vari settori professionali, hanno servito la patria.
"La Légion d’Honneur - ci dice con orgoglio - era già stata assegnata ad alcune importanti personalità dell´arte e della cultura italiane, come Federico Fellini o Sofia Loren, su proposta del ministro della Cultura; io, invece, sono stato indicato dal presidente della Repubblica". Ci racconta anche che l’8 agosto scorso, lui, nativo di Ferriere, è stato premiato a Vernasca (Piacenza) come "Piacentino benemerito per l’anno 2004" in occasione del decimo incontro provinciale delle Comunità piacentine nel mondo promosso dalla Provincia di Piacenza, dal Comune di Vernasca e dall’Associazione culturale "Piacenza nel mondo", in collaborazione con la Consulta emigrazione dell’Emilia Romagna, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza e il quotidiano La Libertà. A questo punto, non ci resta che sentire la sua storia.
"Sono emigrato a Parigi nel 1949, a 8 anni. Mio nonno era lì già prima della guerra del 1915-18. Lavorava, come molti piacentini, in particolare quelli provenienti da Rocca di Ferriere, nelle imprese edili, e anch’io, intorno al 1956-57, insieme a mio padre, facevo il ‘gessino’. All’epoca gli italiani in Francia erano stimati: lo sono sempre stati, fatta eccezione per gli anni del fascismo. La mia famiglia partecipava alle feste organizzate dalle associazioni degli emigrati, come la Fratellanza Reggiana, di cui ricordo la signora Gina che aveva fatto la Resistenza. Si celebrava la festa del 25 aprile, alla quale accorrevano migliaia di italiani. Per molti anni, dopo la guerra, le autorità italiane hanno continuato a sostenere le comunità emigrate. Merito dei due partiti maggiori, il Pci e la Dc, che avevano a cuore, benché da posizioni contrapposte, l’immagine dell’Italia all’estero. Questa immagine, oggi, è ancora positiva, ma forse si è un po´ appannata. Mi è capitato proprio l’altro ieri di parlare con due ministri del governo francese: ‘Balderacchi - mi hanno chiesto - cosa succede in Italia?’. Qui non comprendono come possa esistere, in un paese democratico, il monopolio televisivo. Ricordo che due anni fa, alla Fiera internazionale del libro di Parigi, dedicata alla letteratura italiana, il ministro socialista Cathérine Tasca, del governo Jospin, non aveva invitato i rappresentanti del governo italiano. E se osserviamo cosa accade nel calcio, con i club che non pagano le tasse, le partite comprate, i giocatori che sputano in faccia agli avversari, mi sembra che vi sia una certa mancanza di serietà in generale. I francesi stanno attenti a queste cose".
L´eloquio di Cesare è fluviale. Ci racconta che dopo gli studi e il lavoro in campo edile ha sviluppato la sua carriera nei settori della comunicazione e del turismo: direttore della comunicazione e poi responsabile della società Wasteels, in seguito amministratore del sindacato delle agenzie di viaggio francesi e quindi, dal ´93, presidente dello stesso sindacato professionale. Sposato con Lucia, è padre di due ragazzi.
Della sua attività di presidente del Syndicat National des Agences de Voyages, ci dice: "La nostra è un´associazione professionale senza fini di lucro, nel senso che ci occupiamo di turismo nell´interesse generale, non a tutela di privati. In Francia esistono dal 1884 i sindacati delle imprese e dei mestieri con il compito di tutelare le professionalità. Difendere il mestiere significa dire al governo se una legge è o meno opportuna, suggerire iniziative, insegnare come ´fare impresa´ attraverso studi, scuole, corsi di formazione, cercare accordi con ferrovie, compagnie aeree, albergatori, ristoratori. L´equivalente italiano della nostra associazione, che raggruppa tutte le agenzie di viaggio e turismo francesi, è la Fiavet (Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo). Ma il nostro sindacato professionale esiste dal 1935-36".
Chiediamo a Cesare Balderacchi che cosa non funziona, secondo lui, nel sistema turistico italiano. "Non siete più competitivi - spiega. L´Italia è sempre stata un Paese turistico, ma ora i prezzi di alberghi e ristoranti sono quasi proibitivi. Città come Venezia, Firenze, Roma sono carissime, e talvolta si riscontra una mancanza di professionalità nell´accoglienza. Ci sono albergatori e ristoratori improvvisati, e sono pochi i marchi di qualità che tutelano il turista. Bisogna essere seri e severi, e su queste qualità si devono formare i giovani che si accostano a questo mestiere".
Gli domandiamo a cosa sta lavorando lo SNAV adesso. "A un marchio di sicurezza per le compagnie aeree e per i charter - ci risponde -, che possa evitare catastrofi come quella di Sharm el-Sheik del gennaio scorso. E a un accordo destinato a facilitare il turismo cinese in Francia, che interessa un migliaio di agenzie di viaggio. A gennaio si terrà a Pechino un congresso su questo tema, essendo stato dichiarato il 2005 ´l´anno della Francia in Cina´". "Il turismo - continua Balderacchi - è la più grande industria mondiale. Porta amicizia, cultura, commercio, soldi, fratellanza. Ma ci sono delle regole alle quali bisogna sottomettersi. Stiamo, perciò, lavorando a un disciplinare, a un codice etico. Noi diciamo sempre che vogliamo portare i turisti a visitare le meraviglie, non le immondizie, di un Paese. Dunque servono competenza, professionalità, servizi di livello accettabile, camere pulite, cortesia, ecc. In più, vi è l´aspetto sociale: in Egitto vedevamo piscine piene d´acqua e, a poca distanza, bambini che soffrivano la sete. Allora abbiamo detto agli operatori locali: se volete essere inseriti nei nostri circuiti turistici, dovete portare l´acqua nei villaggi intorno ai luoghi di vacanza. Allo stesso modo, non prendiamo in considerazione Paesi in cui vi sono dittature o fenomeni quali la prostituzione infantile, come la Thailandia. Ecco, questo è il nostro modo di lavorare". In ogni caso l´Italia, ci confessa volentieri Balderacchi, "è sempre nel mio cuore. Soprattutto Piacenza e il suo Appennino".
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