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Il personaggio del mese


IL PITTORE DELLA SEDUZIONE

Il rospo attratto dalle fragole
Prendiamo spunto dalla mostra di Padova (120 opere esposte a Palazzo Zabarella, dal 15 gennaio al 29 maggio 2005, ore 9,30-19,30 , chiuso il lunedì non festivo, tel. 0498753100) per dedicare il profilo del mese a un protagonista dell´arte europea, il ferrarese Giovanni Boldini (1842-1931), pittore tra i più rappresentativi della Belle Époque.

Boldini fu uno di quei pochi artisti che non conobbero mai la fame e la bohème. Per lui, la gloria arrivò subito, per la capacità della sua pittura di essere in sintonia con l´ideale di bellezza del suo tempo. Piccoletto, alto solo 1,54, stempiato come si vede negli autoritratti, dunque non esattamente un adone, nella vita come nell´arte fu però sempre circondato da donne meravigliose, volitive, rappresentate in pelliccia, in abiti da sera e con grandi cappelli. Le "divine" - termine, pare, da lui inventato - facevano la fila per farsi ritrarre dal ferrarese emigrato a Parigi. Tante bellezze gli ronzavano intorno, così che il grande Degas, già inebriato di suo dalle sinuose cadenze delle ballerine, vedendolo preda del demone femminile, un giorno esclamò con malignità: "ecco il rospo attratto dalle fragole!". E loro, le fraises, le fragoline, hanno avuto tutto il piacere e la fortuna di essere immortalate nelle sue tele, come la "Giovane bruna a letto" dello splendido dipinto del 1882 in cui è raffigurata la sua giovane amante Mme de Rasty. Tra le 120 opere in mostra, spiccano quelle che ritraggono una celebre femme fatale dell´epoca, la marchesa Luisa Casati, un´icona della Belle Époque, definita da Jean Cocteau "il bel serpente del paradiso terrestre" e da Gabriele D´Annunzio, di cui divenne amante, "la sola donna che mi abbia mai sbalordito". Originale ed eccentrica nell’abbigliamento, Luisa Casati amava vestirsi di nero, come appare nel bellissimo ritratto che le fece Boldini, perché esaltava il pallore del suo incarnato. La marchesa si adornava di piume di struzzo, portava lunghi fili di perle e pitoni veri, andava in giro con leopardi che indossavano collari di diamanti: voleva diventare un´opera d´arte vivente. In questo folle clima fin-de-siècle si svolse l´esistenza di Boldini, capace di muoversi con eleganza mondana tra le modelle e le cocottes dei salotti parigini (splendido il ritratto della cocotte Lanthelme, amante di un celebre avvocato), dove ebbe modo di fare la conoscenza anche di Marcel Proust.
Un artista che amava il movimento
Ma Giovanni Boldini non fu solo questo. Fu un grande artista che, partendo dall´ambiente sperimentale dei macchiaioli, si è presto confrontato con la ribalta internazionale seguendo un suo percorso attraverso un modo del tutto personale di dipingere, ancora sensibile al nuovo ma altrettanto radicato nella tradizione dell´arte italiana ed europea, tra Velazquez e Tiepolo. La grazia perduta del Settecento, le seduzioni, i boudoir e le alcove trasferiti nel sensuale démi-monde immaginario della Belle Époque, si sposano con un´idea di movimento pre-futurista, con pennellate nervose di bianco o di nero lucente (come nella tela intitolata En soirée), che sono veri e propri guizzi di vita.
Il suo successo non era legato solo ai celebri ritratti, ma anche ai paesaggi, alle scene di interni, alle brulicanti vedute parigine e a quelle nostalgiche di Venezia. Un artista versatile e originale che questa straordinaria di Padova consente di riscoprire in tutte le sue diverse e affascinanti sfaccettature.
La mostra di Padova
Giovanni Boldini, Nudo A quarant´anni dall´imponente rassegna allestita nel 1963 al museo Jacquemart-André di Parigi e dopo la recente pubblicazione del catalogo generale dell´artista, la rassegna di Padova offre al grande pubblico un´immagine nuova e più approfondita di questo protagonista della pittura e del gusto internazionali tra Otto e Novecento. Giovanni Boldini, abbiamo detto, è stato il più straordinario interprete dell´atmosfera scintillante ma inquieta della Belle Époque. Di questo momento di passaggio, che preludeva ai drammatici cambiamenti che sarebbero intervenuti nella storia dell´umanità, quest´uomo idolatrato dalle donne, elegante, sofisticato, definito da Diego Martelli "uno gnomo che vi inviluppa, vi sbalordisce, vi incanta", fu il simbolo. Con una pennellata rapida e virtuosistica, un sintetico contrasto di luci e colori derivati dallo studio della tradizione del passato (non solo Velazquez e Tiepolo, ma anche Van Dyck e Frans Hals), Boldini diede vita a immagini seducenti, veri e propri ´fuochi d´artificio´ (come recita il titolo di uno dei suoi ritratti), raggruppate per temi nel percorso della mostra.
La prima sezione, L´immagine dell´artista e dell´atelier, ricostruisce l´evoluzione dell´immagine dell´artista attraverso gli autoritratti, i ritratti suoi e dei suoi amici.
Il periodo macchiaiolo analizza il soggiorno a Firenze tra il 1864 e il 1871, quando realizza piccoli quadri dalle incredibili potenzialità spaziali, rivelando già un gusto descrittivo e mondano, connaturato alla sua indole artistica.
Parigi e la Maison Goupil documenta il progressivo l´orientamento di Boldini verso la pittura à la mode, a lui più congeniale, e il suo inserimento nel mercato artistico gestito dalla nota casa di vendite Goupil.
La quarta sezione, Il mondo della musica, mette in rilievo lo stretto legame con Giuseppe Verdi, di cui Boldini eseguì due ritratti a Parigi nel 1886, e i numerosi riferimenti al mondo della musica nella produzione del pittore, con i ritratti dei più noi musicisti dell´epoca, o scene individuate con un grande senso dell´immagine in movimento.
A Venezia è dedicata un´intera sezione, a dimostrare il fascino esercitato dalla città lagunare sull´artista: quando rientrava in Italia (una o due volte l´anno), Boldini si divideva tra Firenze e Venezia, quest´ultima fondamentale musa ispiratrice sia per le sue atmosfere che per la sua grande tradizione pittorica.
L´evoluzione del ritratto e Oltre il ritratto, infine, documentano un nuovo orientamento dell´artista in questo genere pittorico, favorito certamente dalle opere John Sargent e James Whistler, e dall´amicizia con Paul Helleu. Con il Pastello bianco del 1888 Boldini elabora una nuova tipologia del ritratto, riuscendo a sorprendere "sulla tela quegli atomi fuggevoli, quelle linee guizzanti, quel profumo di distinzione che ti affascina carezzevole e ti tiene coll´animo sospeso per la minaccia perenne d´uno scatto di nervi".


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