
Il personaggio del mese
IL ROMAGNOLO DALLE SETTE VITE
Fu militare, viaggiatore e scienziato. Per Venezuela e Colombia, un eroe nazionale.
L’inaugurazione, il 7 novembre scorso, presso l’Archivio generale di Stato di Bogotà, della mostra "La misura dell’Eldorado", dedicata ad Agostino Codazzi, militare, viaggiatore e scienziato (geografo e cartografo) nato a Lugo di Romagna nel 1793 e morto in Colombia nel 1859, rende obbligata la scelta del nostro "personaggio del mese".
Codazzi fu uomo dalle sette vite che – come ha sottolineato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, nel presentare la mostra – in sé "riunisce ed amalgama i caratteri salienti dell’uomo romagnolo: la curiosità, lo spirito d’avventura, la generosità e il senso pratico". Quasi sconosciuto in Italia, ad Agustìn Codazzi sono intitolati in Venezuela e in Colombia i rispettivi Istituti Geografici Nazionali. A lui, infatti, si deve l’esplorazione dei due paesi e la realizzazione del primo atlante fisico e politico e delle prime mappe e carte geografiche dei territori di quello che era considerato un tempo l’Eldorado. All’avventuriero di Lugo - che fu soldato contro Napoleone e poi, nel Nuovo Mondo, a fianco di Simon Bolìvar per l’indipendenza del Venezuela - si deve anche l’intuizione del tracciato del Canale di Panama. Una città colombiana oggi porta il suo nome e, naturalmente, è gemellata con Lugo di Romagna. Ma procediamo con ordine.
Il figlio di Domenico Codazzi e Costanza Bertolotti s’immerse presto nei sogni romantici della sua generazione. A 17 anni, lasciata Lugo per studiare ingegneria all’Università di Bologna, fece qualche tentativo in direzione di una vita sedentaria, subito vanificato dalla voglia di girare il mondo, che lo portò ad arruolarsi nell’esercito napoleonico come cannoniere. Il ragazzo era sveglio e non ci mise molto a fare carriera, tant’è che – uscito dall’Accademia militare di Modena nel 1813 col grado di sottufficiale d’artiglieria - si ritrovò alla fine della guerra con il titolo di generale.
Dopo la disfatta napoleonica, rimasto senza lavoro, Codazzi si recò in Inghilterra alla ricerca di un ingaggio in campo militare. Non trovatolo, si buttò nel commercio, acquistò della mercanzia e la trasportò a Costantinopoli, al cui mercato non arrivò mai a causa di un naufragio. Da Costantinopoli con un amico, il capitano Costante Ferrari, partì alla ricerca di avventure, toccando Grecia, Moravia, Valacchia, Russia, Polonia, Prussia, Svezia, Danimarca e Olanda. Da quest’ultimo paese s’imbarcò per l’America, tappa obbligata per chi allora volesse esercitare il mestiere delle armi.
Un paese tedesco di montagna ai tropici.
In Venezuela trovò impiego presso l’esercito di liberazione di Simon Bolìvar, al cui fianco combatté tanto da essere sepolto nel Pantheon della Colombia, a Bogotà, accanto agli eroi nazionali.
La nostalgia lo richiamò in Italia nel 1822, con un’idea: mettere in piedi una fattoria a Massa Lombarda e iniziare una nuova vita come agricoltore. Ma Agustìn – così ormai lo chiamavano – non era fatto per la vita dei campi e nel 1826 riprese la via dell’America. Qui trovò ancora lavoro nell’esercito, non più come militare ma, questa volta, come cartografo e geografo, incaricato dell’individuazione dei luoghi e degli itinerari ideali per lo spostamento delle truppe. Codazzi cominciò così ad esplorare in lungo e in largo la Colombia e il Venezuela, che in parte conosceva già grazie alla sua esperienza di soldato accanto al Libertador.
Col tempo, il romagnolo dalle sette vite che fu capo dello stato maggiore generale della nuova repubblica del Venezuela, divenne il geografo e cartografo ufficiale di questo paese in fase nascente che aveva bisogno di conoscere il proprio territorio. Pur operando fra grandi tensioni politiche, conflitti armati e difficoltà economiche, il lavoro di Codazzi fu di importanza fondamentale non solo per il paese in cui operò, ma per l´Europa stessa. Infatti, insignito anche del ruolo di botanico, zoologo ed etnografo, le sue mappe particolareggiatissime furono studiate soprattutto in Francia. Nel 1840-41 pubblicò un atlante fisico e politico e un compendio geografico del Venezuela (Resumen de la geografia de Venezuela, Mapa general de Venezuela y Atlas fisico y politico de la Republica) che fu apprezzato da grandi scienziati come Alessandro Humboldt. A Parigi Codazzi concepì un progetto di colonizzazione del Venezuela con famiglie di provenienza europea, specialmente tedesca, che lo impegnò nell’ultima fase della sua vita. Grazie, infatti, alla sua profondissima conoscenza del territorio, Augustin Codazzi divenne un cacciatore di luoghi adatti ad ospitare insediamenti provenienti da quel continente in cui era nato e in cui non sarebbe mai più tornato.
Ancora adesso in questi paesi abitano i discendenti di quei coloni chiamati da Codazzi.
Sperduta tra le foreste della Cordillera de la Costa, all´incirca 60 km a ovest di Caracas, c´è la curiosa cittadina di montagna di Colonia Tovar. Fondata nel 1843 da un gruppo di coloni tedeschi, essa è rimasta al riparo da influenze esterne per quasi un secolo: la mancanza di strade impediva le comunicazioni e i rigidi costumi sociali legavano gli abitanti a un rapporto esclusivo con la loro cultura. La lingua spagnola fu introdotta solo intorno al 1940 e una strada asfaltata fu costruita solo nel 1963. Oggi Colonia Tovar è una cittadina incantevole che fonda il proprio benessere sulla vendita di beni alimentari e manufatti e ha l´aspetto di un paese montano tedesco ai tropici.
La morte colse l’intrepido romagnolo nel 1859 a Espiritu Santo, la cittadina colombiana che oggi si chiama Augustin Codazzi, in onore del geografo lughese.
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