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Il personaggio del mese
HUGO DEL CARRIL, TANGO EMILIANO
Hugo Del Carril negli anni ´30 è stato uno dei più celebri cantanti di tango, oltre che presentatore alla radio, attore e regista cinematografico. Il suo successo, che ha raggiunto l´apice alla fine degli anni ´40, è ora inevitabilmente sbiadito. Pochi sanno che il vero nome di Hugo Del Carrill è Ugo Fontana, stesso nome del padre, originario della zona di Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, dove sembra sia nata anche la madre. Le ricerche sono in corso a Cavriago, a Reggio Emilia e dintorni, per avere la conferma che i natali di uno dei più grandi uomini di spettacolo dell´Argentina di quegli anni siano in terra emiliana.
La cosa non deve stupire: molti immigrati, soprattutto italiani e spagnoli, hanno lasciato la loro impronta nel tango e con il tempo sono diventati veri "tangueros" di razza. Il tango è la voce più autentica di Buenos Aires, nata nei suburbi, negli angiporti, nei caffè peccaminosi e poi arrivata, dalle zone più marginali e popolari, ai lussuosi cabaret del centro, dove l´aspetto passionale e picaresco si è contaminato con lo splendore delle grandi orchestre.
Hugo del Carril fu un vero "porteño": nato nel quartiere di Flores nel 1912, cominciò a cantare giovanissimo, raggiungendo già nel 1936 un grande successo con "Luna de arrabal". I media gli aprirono le porte: prima la radio, dove a metà degli anni ´30 fece anche il presentatore, e poi il cinema, dapprima come attore (iniziò nel ´36 interpretando un tango in "Los muchachos de antes no usaban gomina", del celebre regista Manuel Romero) e poi come regista lui stesso. Benché la sua filmografia possa contare molti titoli, oggi Hugo Del Carrill è ricordato soprattutto per "Las aguas bajan turbias", il suo capolavoro. Per il resto, la critica lo considera un autore realista incline a banalizzare le sue intuizioni nel melodramma o nel feuilleton. Del resto, Hugo era uno che veniva dal popolo, un immigrato, non certo un fine intellettuale.
La parabola discendente cominciò a fine anni ´50, e vi giocò un ruolo anche la sua compromissione con il peronismo, che lo tagliò progressivamente fuori dall´élite intellettuale del tempo. Così, dopo anni di ruoli marginali a teatro, al cinema e alla tv, e qualche altro tardivo passaggio in sala d´incisione, quello che era stato un vero divo negli anni ´40 e uno degli attori meglio pagati, subito dopo il grande Luis Sandrini, si ritrovò in forti ristrettezze economiche. Per la solita legge del contrappasso, il vecchio immigrato di origini emiliane morì solo e praticamente povero nel 1989.
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