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Intervista


BATTAGLIE SUL CRINALE

Soldati brasiliani sulla Linea Gotica: il documentario di Marilia Cioni è andato in onda sul canale satellitare di Sky
Soldati del corpo di spedizione brasiliano sull'Appennino tosco-emiliano Si intitola "La sottile linea brasiliana" il documentario, realizzato dalla giovane regista piacentina Marilia Cioni, che ripercorre il coinvolgimento di 25mila soldati brasiliani della FEB, la "Força Expedicionaria Brasiliera", nei combattimenti sulla Linea Gotica, nella zona della Valle del Reno, a fianco degli alleati statunitensi e dei partigiani tra il 1944 e il ´45. Al progetto hanno partecipato la Regione Emilia-Romagna, oltre alle Province di Modena, Reggio Emilia, Pisa, Bologna, Parma e ai Comuni di Piacenza, Pisa, Pistoia, Bologna e Modena.
Il documentario, della durata di circa 50 minuti in italiano e portoghese, è stato trasmesso lo scorso venerdì 22 aprile alle ore 21 sul canale tematico satellitare di Sky "History Channel" e replicato sullo stesso canale, lunedì 25 aprile alle ore 23.
Il filmato, girato in parte in Italia e in parte in Brasile, si costruisce come un racconto a più voci che raccoglie le testimonianze dei veterani brasiliani e degli anziani dell´Appennino che li hanno incontrati e spesso accolti nelle loro case, dei partigiani che hanno combattuto al loro fianco e delle donne che li hanno sposati. Uno scambio che non fu solo di beni materiali - i brasiliani avevano a disposizione cibo, medicinali, coperte, mentre i locali li aiutarono a far fronte alle condizioni climatiche avverse, alla neve, alla montagna - ma soprattutto di affetti. Legami forti, facilitati forse dalla comune latinità, dalla lingua simile, dalla stessa religione, che hanno consolidato una memoria ancora viva dopo sessant´anni. Tra gli intervistati c´è anche il cantautore Francesco Guccini. La storia viene ricostruita anche attraverso materiali d´archivio: foto e filmati realizzati dalla FEB, le prime pagine dei giornali brasiliani dell´epoca, oggetti della vita quotidiana dei soldati.
Il filmato è ambientato in gran parte nei comuni montani dell´Emilia-Romagna e della Toscana: Porretta Terme, Castel d´Aiano, Gaggio Montano, Lizzano in Belvedere, Vergato, Montese, Fanano, Scandiano, Collecchio, Fornovo, Santa Croce in Val d´Arno, Castelfranco di Sotto, Pavana e Pistoia. In queste località tra Bologna e Firenze molti anziani ancora cantano canzoni brasiliane degli anni ´40, usano parole portoghesi e conoscono gli ingredienti esotici della cucina brasiliana, dai fagioli neri al mingau. Per loro la Seconda Guerra Mondiale è finita con l´arrivo della Forza di spedizione brasiliana. Sull´Appennino tra Pistoia e Bologna ci sono un paio di piccoli cimiteri militari brasiliani - piccoli rispetto a quelli americani o tedeschi -, meta di un mesto turismo d´oltreoceano. Quelle battaglie montanare rappresentano per il Brasile una specie di epopea e la battaglia del monte Belvedere è un mito per lo sgangherato esercito brasiliano, molto simile a quello italiano, che mandò i suoi soldati sui monti intorno a Pavana (il paese di Francesco Guccini) in tenuta da deserto, tanto che i soldati furono rivestiti e riarmati dagli americani. Saudade e congelamenti resero difficile questa spedizione. Pare anche che vi sia un reparto da montagna americano, oggi in azione in Iraq, che ha come emblema il profilo del monte Belvedere, in ricordo di quella battaglia del 1945 che aprì agli alleati le porte di Bologna. A chi fosse interessato all´argomento, consigliamo il volume "Arrivano i nostri. Il Brasile nella seconda guerra mondiale" (Il Trebbo,1995) di Walter Bellisi, giornalista, collaboratore de "Il Resto del Carlino", appassionato di storia, membro e corrispondente dell’Instituto de Geografia e História Militar do Brasil di Rio de Janeiro. Per la collana de "Il Trebbo" ha pubblicato nel 2004 anche "La valigia di cartone. Storie di emigrazione dell’Appennino modenese e bolognese".

L'intervista: "Mi interessa la storia orale, la testimonianza diretta che permette di ricostruire gli eventi".
Un soldato brasiliano sul fronte della Linea Gotica Marilia, puoi presentarti ai nostri lettori?

Ho 32 anni e risiedo a Roma. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione all´Università La Sapienza di Roma, ho poi avuto una borsa di studio Erasmus a Madrid e mi sono infine specializzata in produzione audiovisiva e tecniche di narrazione audiovisiva. Il mio lavoro è quello di programmista regista free lance per vari canali satellitari italiani.

Hai dimenticato un particolare, importante per capire il tuo interesse per il Brasile: tua madre, Rosa Dulce de Bachelar, è brasiliana, ha vissuto tanti anni a Bologna (dove ha contribuito a far conoscere le opere dell´architetto bolognese Landi, attivo a Belém nella seconda metà del Settecento) e da poco è tornata a vivere a Belém.

Sì, ma io sono nata in Italia, a Piacenza, e ho vissuto sempre in Europa, anche se non mi sento del tutto "italiana". Né posso dire di essere "brasiliana". In fondo non me la sento di definirmi in relazione ad una appartenenza geografica, credo che oggi attingiamo tutti a culture diverse. Se essere brasiliani significa avere entusiasmo per la vita, apertura verso l´altro, tolleranza e curiosità, cerco di dare sempre più spazio al mio lato brasiliano.

Che cosa ti ha spinta a girare questo documentario sui soldati brasiliani in Italia durante il secondo conflitto mondiale? Quali sono le cose più interessanti che hai scoperto? Ci sono particolari da raccontare a chi non ha visto il filmato?

L´aspetto che mi ha maggiormente motivato e convinta a realizzare questo documentario è stata la vitalità dei protagonisti, che a 85 anni hanno una energia, un calore e una memoria straordinari. Ovviamente, il fatto che in 60 anni nessuno avesse mai raccontato questa vicenda in Italia, e il fatto che i testimoni diretti diminuiscono di anno in anno, hanno contribuito ad aumentare la mia "urgenza". La cosa più interessante secondo me è il legame che si è creato 60 anni fa tra italiani e brasiliani e che è rimasto fino ad oggi. Ci sono, infatti, brasiliani che ricordano canzoni, parole, ricette italiane e, allo stesso modo, italiani che cantano "modinhas" brasiliane degli anni ´40 e ricordano il sapore dei fagioli neri e della manioca che hanno mangiato durante la guerra.

Hai altri progetti di lavoro ora?

Come ho detto prima, ho studiato scienze della comunicazione tra Siena, Madrid e Roma, e dalla laurea in poi ho sempre lavorato nel settore audiovisivo. Come programmista regista free lance, in questo momento sto lavorando per un canale satellitare per il quale realizzo degli itinerari enogastronomici in Europa. "La sottile linea brasiliana" è il mio primo documentario vero e proprio. Sto sviluppando un paio di progetti sempre a cavallo tra Italia e Brasile, ma al momento sono ancora ad uno stadio embrionale.

Quali sono i tuoi interessi culturali?

La lettura, il cinema e i viaggi, anche se mi rendo conto che, detti così, sembrano interessi un po´ generici. In particolare mi interessano la storia orale, ossia la raccolta di testimonianze dirette che permettano di ricostruire eventi storici, e l´enogastronomia come chiave per scoprire una cultura, un territorio, un´economia, una realtà.

Qual è il sogno della tua vita?

Io sto bene dove ci sono persone a cui sono legata e dove posso avere stimoli culturali e sociali. Amo Roma, ma anche il Brasile, e altri posti in cui ho vissuto, o dove non ho vissuto, ma che mi sono sembrati accoglienti o stimolanti, come Lisbona, Barcellona, Budapest... In questo periodo in cui viaggio molto per lavoro, Roma è un posto dove sono sempre felice di tornare, in cui mi sento a casa. Ma il sogno vero e proprio sarebbe di poter vivere tra Roma e Rio de Janeiro.
IL COBRA CHE FUMA: BREVE STORIA DELLA FEB
Il cobra che fuma, simbolo della FEB Lo stemma della FEB (Força Expedicionária Brasileira) raffigura una serpente che fuma la pipa: fu scelto in risposta a quanti dicevano "È più facile veder fumare un serpente, piuttosto che la FEB si imbarchi". Invece il serpente fumò (a cobra fumou) con destinazione Italia.
Il corpo di spedizione brasiliano partecipò attivamente alle operazioni di guerra della Campagna d´Italia tra il mese di luglio del 1944 e il maggio del 1945, aggregato al IV Corpo d´Esercito della V Armata USA, comandata dal Generale Mark Clark. La forza combattente della FEB era formata da 25334 uomini, al comando del Generale di Divisione João Baptista Mascarenhas de Morais L´effettivo della FEB giunse sul teatro delle operazioni via mare, in cinque scaglioni successivi, mentre le 111 infermiere furono trasportate con mezzi aerei.
Nonostante le condizioni e le circostanze avverse - i soldati della FEB non avevano ricevuto un addestramento adeguato, e il loro equipaggiamento non era propriamente quello necessario per affrontare uno degli inverni più rigidi del secolo - il corpo di spedizione brasiliano affrontò i rigori e l´inclemenza dell´inverno europeo combattendo in prossimità del crinale appenninico. In pochi mesi, a partire dal 16 settembre 1944, la FEB conquistò al nemico, a volte palmo a palmo, circa 400 km, da Lucca ad Alessandria, tra le valli dei fiumi Serchio, Reno e Panaro e nella pianura padana. Liberò più di 50 paesi e città; Montese (Reggio Emilia) fu il primo comune italiano liberato dai brasiliani, il 14 aprile 1945, nel corso di un´aspra battaglia che durò tre giorni e lasciò il paese in un tale stato di desolazione e distruzione da fargli meritare il doloroso appellativo di "Montecassino del Nord". Il corpo di spedizione brasiliano registrò più di duemila tra morti, feriti e dispersi, e catturò oltre 20mila prigionieri. Frequenti e positivi furono anche i rapporti con la popolazione civile, improntati a un clima di amicizia, e calore umano. Da parte brasiliana i soccorsi e i rifornimenti ai civili andarono spesso bel al di là dei limiti stabiliti dagli Alleati.
In nome del rapporto di fratellanza che si venne a creare con i soldati della FEB, il comune di Montese ha dedicato loro, oltre alla Sala 5 del Museo Storico, due monumenti, una strada e una piazza. Inoltre è in corso un rapporto di scambio con la città di Fortaleza, capitale dello stato del Cearà, nel Nord-Est del Brasile, dove un quartiere molto popoloso, fondato nell´immediato dopoguerra, porta il nome di Montese.
I caduti brasiliani furono inizialmente sepolti nel Cimitero Militare Brasiliano di Pistoia. Nel 1960 i corpi furono traslati in Brasile, e sepolti nel Monumento Nazionale ai Caduti di Rio de Janeiro, mentre a Pistoia è rimasto il Monumento Votivo Militare Brasiliano.


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