
Intervista
EMILIA-ROMAGNA E URUGUAY, AFFINITA' ELETTIVE
Approfittiamo della presenza a Bologna di Claudio Melloni, presidente dell’Associazione Emilia-Romagna di Montevideo, per fare il punto sui rapporti tra Uruguay ed Emilia-Romagna, molto importanti per la nostra Regione in quanto si tratta della collaborazione non con un altro territorio regionale, ma con uno Stato nazionale, per quanto piccolo come l’Uruguay.
Melloni, architetto e docente all’Universitad del Trabajo del Uruguay, è appena arrivato da Ferrara, dove due volte l’anno tiene alla Facoltà di architettura corsi specialistici di feng-shui, l’antica arte geomantica cinese applicata all’arredamento e appunto all’architettura.
Claudio, tra Emilia-Romagna e Uruguay sembrano esserci delle affinità elettive. Come mai?
C’è una lunga serie di collaborazioni, l’ultima delle quali è il recupero urbanistico e architettonico di una strada della città vecchia di Montevideo, Perez Castellanos, che si trova vicino al mercato del porto. L’intervento sulle facciate delle case e sulla qualità urbana di Perez Castellanos è stato realizzato dalla Facoltà di architettura dell’Università di Ferrara su impulso del professor Paolo Ceccarelli e in stretto contatto con il ministero uruguayano dei trasporti e delle opere pubbliche.
Un altro esempio di collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Uruguay si è avuto con il restauro del Teatro Solis di Montevideo, il più importante del Paese, opera dell’architetto ferrarese Carlos Zucchi. La Regione è intervenuta finanziando con 100 mila dollari l’acquisto delle poltrone del teatro.
Diverse opere architettoniche sono state realizzate in Uruguay da emiliani, vero?
Sì, opere importantissime. Carlos Zucchi, tra il 1840 e il ’55, oltre ad aver disegnato il primo progetto del Teatro Solis, su cui poi è stata avviata la costruzione, ha realizzato i primi piani urbanistici di Montevideo, ossia i tracciati delle principali strade. A lui, inoltre, si deve il primo disegno della piazza centrale della città, Piazza Indipendenza, pensata nello stile francese che caratterizza Place Vendôme a Parigi, perché quello era il modello dell’epoca.
A proposito di Piazza Indipendenza, vorrei ricordare, per chi non lo sapesse, che lì, sotto un portico, c’era il caffè La Giralda, dove - non me ne vogliano gli amici argentini - per la prima volta si è suonato un tango. Era La Cumparsita di Gerardo Mattos Rodríguez, anno 1917. L’autore abitava lì vicino. Oggi nella casa dov’è nato, Casa de Becho, c’è una famosa "tangheria", dove si continua a celebrare la grande festa del tango. Ma, tornando agli architetti emiliani che hanno operato a Montevideo, non vorrei dimenticare i fratelli Tosi, anche loro ferraresi, ai quali si deve il bellissimo portico di entrata del cimitero centrale, oltre a diversi palazzi in città.
E oggi, su quali basi continua il rapporto tra Emilia-Romagna e Uruguay?
Il presidente della Regione Vasco Errani è venuto un paio d’anni fa a Montevideo, dove ha incontrato il sindaco di allora Arana (attualmente ministro dell’ambiente e della pianificazione territoriale), che ha poi ricambiato la visita a Bologna. Errani ha anche incontrato, alla riunione della Consulta del febbraio scorso, un inviato dell’ambasciatore dell’Uruguay in Italia per concordare nuove collaborazioni nei settori della cultura e del commercio, in particolare della piccola e media impresa. Nel prossimo autunno è prevista una conferenza stampa a Bologna per illustrare il documento finale che stabilisce i termini e i contenuti della collaborazione tra Emilia-Romagna e Uruguay. Infine a Bologna sarà nominato tra pochi giorni il nuovo console onorario uruguayano, nella persona dell’avvocato Giorgio Rinaldi.
Un’ultima domanda, Claudio. Avendo fatto da "tutor", nella passata Consulta, al gruppo dei Giovani, hai qualche proposta da avanzare per la Conferenza dei Giovani emiliano-romagnoli nel mondo che si terrà a Buenos Aires nel prossimo luglio?
La mia proposta è quella del Museo virtuale degli emiliano-romagnoli nel mondo. Come altri musei virtuali che si possono "sfogliare" in internet, sarebbe bello radunare in un’unica sede tutte le mostre fotografiche, i documenti, le storie di vita e familiari, le opere d’arte che riguardano l’emigrazione emiliano-romagnola. Costruire, dunque, un percorso storico e per aree tematiche che permetta, aprendo finestre, di camminare virtualmente dentro il museo.
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