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Intervista
L'ERBA DELLA PAMPA NEI DIPINTI DI MARY BASSI
FIGLIA D´ARTE
Tra gli artisti che la piccola diaspora emiliano-romagnola ha seminato nel mondo, c´è sicuramente da considerare Maria Elena Jacobacci in Bassi, chiamata Mary Bassi, nipote dell´"ingeniero delle Ande" Guido Jacobacci, il modenese che ha costruito il tratto ferroviario della Patagonia argentina.
Il padre di Mary Bassi, nata nel 1934, è Juan Jacobacci, figlio dell´ingegner Guido e di Cesira Pelleschi, a sua volta figlia di un noto ingegnere, il toscano Giovanni Pelleschi, dal 1873 impegnato nella realizzazione delle ferrovie settentrionali argentine e del porto di Buenos Aires, fondatore dell´Ospedale italiano e scrittore.
La madre di Mary Bassi, Maria Luisa Blamey, di origini inglesi, era parente di Samuel Alejandro Lafone y Quevedo (1835-1920), altro "eroe" dell´Argentina dei pionieri, una specie di "padre della patria" dai vasti interessi culturali, economista laureato a Cambridge, amministratore dei giacimenti minerari di Santa Maria in Catamarca, docente di archeologia americana con cattedra a Buenos Aires e infine direttore del Museo de La Plata.
Tutto questo per dire l´effervescente clima culturale che la nipote di Guido Jacobacci respirava da bambina nelle secche estati di Andalgalà, nella casa natale ai piedi della cordigliera andina che era il buen retiro degli intellettuali "di famiglia". Nella estancia s´incontravano ancora gli studiosi che furono amici e discepoli di suo bisnonno (di parte materna) Samuel Lafone y Quevedo, di suo nonno Guido Jacobacci e dell´altro suo bisnonno Giovanni Pelleschi.
Il ricordo delle estati nella casa di famiglia di Andalgalà, dove il grande modenese si era rifugiato per curare gli acciacchi accumulati nel rigido clima patagonico durante la costruzione della ferrovia, è ben presente in Mary Bassi, pittrice nota nel panorama artistico argentino e internazionale.
INTERVISTA:
Mary, ci racconti la tua vita artistica?
Sono nata a Buenos Aires nel 1934. Sin da piccola ho respirato il clima intellettuale della nostra estancia di Andalgalà in Catamarca, piena di libri, di spartiti musicali, di collezioni scientifiche, di oggetti, vestiti, mobili accumulati negli anni dai miei celebri nonni e bisnonni in quell´angolo di mondo così bello e sperduto. L´arte mi ha subito attratta: ho frequentato il Collegio di Belle Arti Fernando Fader ma con il matrimonio ho smesso di dipingere, e per molto tempo. Ho ripreso nel 1970 con una mostra presso l´atelier Pettoruti a Buenos Aires, e nove anni dopo presso lo studio di Kenneth Kemble, che per lunghi anni è stato mio maestro e mentore. Dal 1980 ho esposto un po´ ovunque, e oggi le mie opere si trovano nei maggiori musei argentini e in collezioni private di banche, alberghi e compagnie aeree di tutto il mondo, come American Express, City Bank, Merryll Lynch, gli Sheraton Hotel di Argentina, Brasile e Cile, Marriott Plaza Hotel, Iguazù Grand Hotel, United Airlines.
I tuoi lavori - che raggiungono notevoli quotazioni sul mercato - sono variazioni su un unico tema: l´erba della pampa, gli arbusti, gli steli, i fili d´erba, i fiori ora pallidi ora infuocati, insomma la natura come sinfonia di forme e colori e come paradigma di un´esistenza.
Per me lavorare in serie ha significato concentrarmi sull´essenza dei miei soggetti - sempre gli stessi - per cercare di capire come esprimere meglio il mio carattere nelle mie opere. Il mio maestro Kenneth Kemble mi ha insegnato a non aver paura di mettere a fuoco una serie di sguardi, osservazioni, dipinti su un singolo soggetto, cambiando situazioni e colori. E mi ha insegnato anche a seguire fedelmente la strada dei grandi che ci hanno preceduto, dagli impressionisti a Cézanne, all´action painting. Essere originali infatti non significa che non puoi copiare gli altri, ma che per gli altri deve essere difficile copiare te. Per questo il quadro non deve mai essere troppo perfetto, ma deve zoppicare un po´, lasciare imperfezioni, come la vita.
A quale gesto paragoni il dipingere?
Dipingere, in un certo senso, è come amare. Le sfide quotidiane ci obbligano a fare sempre il meglio che possiamo, a muoverci seguendo l´istinto, come facciamo in amore. Combinato con l´immaginazione, l´istinto ci guida verso le scelte che più ci permettono di accostarci alla verità.
Ci spieghi come lavori?
Stacco il telefono e faccio il vuoto intorno a me, lasciandomi avvolgere solo dalle meravigliose note della Fantasia Cromatica di Bach. Il problema che mi pongo poi, mentre dipingo, è come tenere in equilibrio i toni caldi e i freddi. Vedi, per esempio, in questo quadro come i gialli e i bianchi caldi e luminosi delle foglie d´erba in primo piano bilancino i colori freddi, cremisi, indaco e violetti del cielo"
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