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Intervista
DA FERRARA AL SUDAMERICA ATTRAVERSO L'OLOCAUSTO
Intervista a Tamar Finzi, brasiliana che vive a Buenos Aires, discendente della celebre famiglia ebrea dei Finzi Contini
Tra i vincitori del concorso "America Latinissima" ospitati a Bologna lo scorso novembre, vi era una ragazza argentina di 23 anni, Tamar Finzi Warsawski, che ci ha raccontato una storia particolare. Tamar Finzi è la discendente della celebre famiglia ferrarese immortalata dal romanzo di Giorgio Bassani "Il giardino dei Finzi Contini" (1962) e dal film di Vittorio De Sica (1971).
La vicenda è nota: Bassani narra eventi che si ricollegano alla propria giovinezza ferrarese e che hanno come protagonista un´agiata famiglia ebraica all´epoca delle leggi razziali volute dal regime fascista. L´intera storia è ambientata nella casa dei Finzi Contini, la "magna domus" situata in Corso Ercole 1° d´Este, ricca di lussuosi arredi, nascosta dietro un muro di cinta e circondata da un magnifico giardino. Qui i Finzi Contini vivono come alteri signori rinascimentali, finché le leggi razziali del 1938, escludendoli dalle scuole, dai circoli sportivi e dai luoghi di ritrovo pubblici, li spingono a sciogliere il proverbiale riserbo e ad aprire il loro giardino ai coetanei dei giovani figli Alberto e Micol, tra i quali vi è l´io narrante, alter ego di Bassani.
Ferrara con le sue atmosfere nebbiose e languenti partecipa così a una vicenda che consuma amori e speranze e si conclude in tragedia, con la morte di Alberto per un male incurabile nel 1942 e la scomparsa, l´anno seguente, dei genitori Ermanno e Olga, della nonna e di Micol, deportati nei lager nazisti.
Tamar, tu vivi in Argentina. Quale ramo della tua famiglia è finito a Buenos Aires?
Noi abitiamo a Buenos Aires ma io sono nata a San Paolo del Brasile, 23 anni fa, perché mio nonno, Dario Finzi, uno dei 13 fratelli della famiglia, è scappato in Brasile in seguito alle leggi razziali. Il nonno aveva chiesto alle autorità italiane il visto per la Palestina o, in alternativa, per il Brasile; gli è stato concesso per il Brasile. Così, nel gennaio 1940 si è imbarcato a Genova per Rio de Janeiro. Da lì, si è trasferito a San Paolo, dov´è morto nel 1986. Sua figlia Patrizia, cioè mia mamma, si è sposata con un argentino, e questo è il motivo per cui viviamo a Buenos Aires.
Quando tuo nonno è morto, eri piccola. Hai qualche ricordo?
Sì, molti, soprattutto attraverso mia madre. So che la nonna, Giuliana Laz, anche lei ebrea e di famiglia molto ricca, ha raggiunto il nonno a Rio de Janeiro nel 1942. Si sono sposati per procura in Italia, e quando la nave è giunta nel porto di Rio, il comandante non voleva sbarcare gli ebrei. Il nonno, che era ingegnere e professore all´Università, e in Italia era stato capitano dell´Aeronautica, si è messo a gridare: "Se non scende mia moglie, salgo io sulla nave!". Era molto stimato in città e grazie al suo intervento la nonna fu l´unica persona a poter lasciare la nave. Del nonno conservo tutta la corrispondenza con l´Italia: lettere d´amore, ma anche lettere piene d´angoscia, che si scambiava con i fratelli e i parenti rimasti a Ferrara. Molte missive sono indirizzate a Nora Finzi, la sorella, che durante la guerra si era rifugiata in convento. Nora è ancora viva, ha 99 anni e abita a Firenze. Scriveva racconti per l´infanzia ed era molto amata dal nonno. Erano 13 fratelli, tutti con nomi di opere liriche. Ricordo che Fidelio, musicista, lavorava al Teatro dell´Opera di San Paolo; altri fratelli sono emigrati in Salvador, qualcuno in Australia. La maggior parte, in qualche modo, si è salvata. Tutti scappavano, la mia è stata una famiglia in fuga.
Dopo la guerra qualcuno è tornato a Ferrara?
Sì, alcuni fratelli sono tornati, ma la magna domus, villa Fiaschi, non esisteva più. La casa di famiglia - di cui mia mamma conserva gelosamente la chiave - era stata venduta, smembrata, occupata da altre persone: distrutta. So che c´era stato un contenzioso con lo Stato italiano, e so che qualcuno dei Finzi Contini era andato a vivere in via Contrari 10: la mamma ricorda ancora quest´indirizzo. Il bisnonno, invece, che era medico, si era rifugiato in provincia, a Massa Finalese, dove continuava ad essere rispettato.
In Argentina avete mai avuto problemi in quanto ebrei?
A Buenos Aires non ci sono quasi più ebrei italiani, sefarditi, perché la maggior parte degli ebrei è askhenazi, cioè proviene dall´Europa dell´Est. I sefarditi vivono per lo più in Brasile. Direi che siamo stati accolti bene in Brasile, mentre in Argentina qualche problema l´abbiamo avuto sotto la giunta militare, quando ci era vietato l´ingresso nei club e nei circoli culturali. Anche oggi un ebreo, pur non patendo discriminazioni, difficilmente riesce ad arrivare ai vertici della carriera o dello Stato.
Tu parli benissimo l´italiano. Cosa studi e quali rapporti hai con l´Italia?
Ho 23 anni e studio Sociologia all´Università di Buenos Aires. Ho imparato l´italiano alla scuola italiana, il liceo scientifico Cristoforo Colombo. Sono venuta a Ferrara per la prima volta a 13 anni, e poi nel 1999 con un viaggio scolastico. In questi giorni sono in Italia per la terza volta. Bologna mi piace molto per i suoi antichi palazzi e l´atmosfera universitaria: spero di poterci tornare presto e rimanerci un anno per un master all´Università. Ho fatto una visita anche al cimitero ebraico di Ferrara, dove ho visto le tombe del trisnonno e di moltissimi Finzi che appartengono alla mia famiglia. Davanti a quelle tombe cerco di ricostruire la mia identità, di capire quel che è successo, perché questa è la mia storia. Mia madre è brasiliana ma si sente anche un po´ italiana, io sono argentina ma è come se vedessi due mondi, perché guardo le cose anche dal punto di vista europeo, italiano: è un modo per avere una visione più acuta. In questo senso, aver studiato la lingua e la cultura italiana mi ha aiutato moltissimo, e penso che potrà servirmi anche per avere maggiori opportunità di lavoro e studio. Un altro modo per sentirci italiani è il rito della pasta, che in casa mia si cucina ogni domenica, per tradizione.
Com´è la situazione oggi in Argentina?
Si nota una certa ripresa ma la classe media si è indubbiamente impoverita e il Paese rimane saldo nel terzo mondo. L´unica fonte di reddito è l´agricoltura, grazie ad alcune coltivazioni come la soia. Il problema dell´Argentina è che tutto è stato "dollarizzato" e privatizzato: i risparmi accumulati in tanti anni di lavoro si sono ridotti a un terzo e lo Stato e la collettività non sono più padroni di niente. Spero che l´Italia non segua questa strada.
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