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Intervista
LOTTANDO CONTRO GLI STEREOTIPI
LA LETTERATURA DELLA DIASPORA
Come e da chi è nata l’idea di riunire in un sodalizio gli scrittori italo-canadesi?
L’Associazione Scrittori-Scrittrici Italo Canadesi è nata nel 1986. Penso che l’esigenza di conoscersi, incontrarsi e fare progetti concreti fosse nell’aria da molto tempo: in un paese geograficamente vasto come il Canada, gli scrittori di origine italiana lavoravano in relativo isolamento e spesso avevano contatti solo per corrispondenza o durante le Conferenze internazionali come quella di Roma nel 1984, dal titolo Writing About the Italian Immigrant Experience in Canada. Nella primavera del 1985 ricevetti la visita di uno scrittore locale, C. Dino Minni, che mi propose di fare una conferenza per gli scrittori del Canada Occidentale. Io allora ero la responsabile degli Affari Culturali e Scolastici del Centro Culturale Italiano di Vancouver, ero in cerca di occasioni per rilanciare il Centro come presenza culturale a livello nazionale e quel progetto capitava al momento giusto. La Conferenza fu un buon successo, vi parteciparono autori dell’Ovest canadese come Joseph Pivato, che collaborò anche all’organizzazione, Pasquale Verdicchio, Antonio D’Alfonso e Romano Perticarini, e aprì la strada l’anno seguente all’ormai leggendaria "Writers in Transition: Yesterday, Today and Tomorrow", la Prima Conferenza Nazionale degli Scrittori ItaloCanadesi, che fu una splendida sarabanda, una intera settimana di incontri e dibattiti che io organizzai in occasione di "Expo ‘86" al Centro Culturale Italiano di Vancouver, insieme a C. Dino Minni, Joseph Pivato e con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura e della scrittrice Genni Gunn. Durante quella Conferenza, con Verdicchio, Minni, Pivato, D’Alfonso, Caterina Edwards, ed altri autori fondammo la nostra Associazione Scrittori Scrittrici Italo Canadesi e fu anche fondato e lanciato il Premio Letterario Francesco Giuseppe Bressani offerto dal Centro Culturale Italiano di Vancouver, premio che viene tutt’oggi assegnato ogni due anni.
Qual è il ruolo della scrittura in emigrazione?
Credo che non sarebbe possibile comprendere la profondità e complessità dell’esperienza migratoria senza conoscerne l’espressione artistica, e credo che la letteratura italo-canadese e tutte le letterature della diaspora rappresentino un elemento rivoluzionario di cambiamenti sociali e culturali. Prendiamo ad esempio i nostri autori italo-canadesi, che iniziarono come "outsiders" marginalizzati o sorvolati dall’ambiente letterario "ufficiale" canadese, quell’establishment detto Can-Lit che sino ad una quindicina di anni fa rimaneva indifferente e chiuso alle voci etniche. C’è voluta la spinta irrefrenabile di una straripante immigrazione dall’Asia, dall’America Latina, dal Medio Oriente e altre parti del mondo per trasformare la letteratura canadese in un mosaico di influenze culturali diverse. Gli immigrati italiani, la maggior parte dei quali arrivò in Canada prima della rivoluzione socioculturale operata dal multiculturalismo, subirono discriminazioni e razzismo e di queste tormentate vicende è intessuta la loro produzione letteraria, dove, nonostante l’uso di lingue diverse (inglese, italiano, francese e dialetti italiani) affiorano gli stessi temi fondamentali. Come precursore della vivificante presenza di voci culturalmente diverse, la letteratura italo-canadese è servita da modello per altre comunità etniche nella rielaborazione narrativa dell’esperienza migratoria e anche se adesso si è conquistata un posto come parte integrante della letteratura canadese, ne rimane ben distinta e differenziata per i legami affettivi, tradizionali e culturali che mantiene con la madrepatria italiana. Il viaggio dell’emigrante, un’odissea moderna, diviene metafora per il viaggio dell’esistenza, si trasforma nel trauma catartico della rinascita ma questo rinnovamento porta anche un senso di profonda alienazione e di perdita della propria identità, crea profonde spaccature emotive e familiari, conflitti personali e collettivi, come quello fra il mondo rurale, gerarchico e legato alle tradizioni della civiltà contadina da cui proveniva la maggior parte delle famiglie italiane emigrate dal dopoguerra agli anni ’70, ed i valori tipici della civiltà urbana e consumista del paese di accoglimento; o quello fra generazioni, causato dalla differenza fra la concezione della famiglia patriarcale italiana in cui i ruoli dei componenti erano gerarchicamente strutturati, ben definiti e quasi predestinati, e la liberalità della cultura canadese e nordamericana che invece attribuisce la massima importanza all’individualismo, all’indipendenza ed alla capacità di compiere le proprie scelte nel proprio esclusivo interesse. Quei genitori, immigrati di prima generazione, ancora legati alle tradizioni del villaggio d’origine, limitati nel proprio inserimento sociale dalla barriera della lingua, non si riconoscono più né riconoscono più i propri sogni nei figli che parlano inglese o francese, sono il prodotto di una educazione canadese, perseguono altri progetti e un poco si vergognano di loro, gente umile e inarticolata che non potrà mai "passare per canadese." Gli scrittori italo canadesi raccontano la Storia, e dalle storie personali emerge l’affresco di un’epoca, l’arco storico dell’emigrazione italiana, nei lavori teatrali come "Gens du Silence" (1980) di Marco Micone, o romanzi come "The Father" (1984) di Frank Paci o nelle poesie di Pier Giorgio Di Cicco (A Man Called Beppino), e anche nel naturale evolversi e mutare dei temi letterari predominanti, nell’esplorazione di altri orizzonti di ispirazione, rimane pur sempre l’eco e la presenza dell’esperienza migratoria e delle vitali e ricche radici del nostro retaggio e della nostra cultura.
Quali scrittori hanno avuto più successo in Canada, e con quali libri? Vi sono legami con l´Emilia-Romagna?
Il primo nome che viene in mente è quello di Nino Ricci, l’autore della trilogia di Lives Of The Saints da cui è stata tratta una serie televisiva con Sofia Loren e Sabrina Ferilli, di Where She Has Gone e In A Glass House e del recente Testament. Al suo esordio, Ricci vinse il prestigioso Governor’s General Award e il non meno prestigioso W.H.Smith Books in Canada First Novel Award e altri premi in Inghilterra e Francia. Molti altri autori, come Piergiorgio Di Cicco, considerato il "padre" della letteratura italo-canadese per aver pubblicato nel 1978 "Roman Candles", la prima antologia di scritti di autori di origine italiana, o Mary Melfi, Mary Di Michele, autrice di nove volume di poesie e due romanzi, l’ultimo dei quali, il recentissimo Tenor Of Love, è imperniato sulla figura di Enrico Caruso, Gianna Patriarca, Caterina Edwards, l’autrice di The Lion’s Mouth e Becoming Emma, i cui romanzi sono spesso ambientati nella sua Venezia, Fulvio Caccia, a cui fu assegnato il Governor’s General Award nel 1994, sono noti e apprezzati a livello internazionale. Altri ancora sono considerati delle autorità nel campo della saggistica e ricerca, come Joseph Pivato, Francesco Loriggio o gli storici Bruno Ramirez e Frank Sturino. Ci sono poi autori dal talento poliedrico come Pasquale Verdicchio, poeta, saggista, ricercatore ed esperto di cinema, o Antonio d’Alfonso, trilingue, poeta, romanziere, fondatore della casa editrice Guernica Editions, o autori-registi come il documentarista Nicola Zavaglia (Mediterraneo sempre, Barbed Wire and Mandolins) e Paul Tana (Caffè Italia Montreal, La Déroute, La Sarrasine). In questa breve ricapitolazione non mi è possibile citare che una minima parte degli autori, ma ricordiamo che la letteratura italo-canadese è oggetto di studio nelle Università canadesi, europee e nel mondo, è recensita nelle maggiori pubblicazioni letterarie. Con l’Emilia-Romagna esistono dei legami di studio e ricerca particolarmente importanti, specie con l’Università di Bologna dove nostri scrittori come Verdicchio, Melfi e Di Michele hanno insegnato e tenuto corsi e conferenze.
Cosa pensano questi autori della letteratura italiana di oggi?
Seguiamo con attenzione gli autori italiani, sia per le comuni radici culturali sia perché la produzione di saggi su autori italiani e la traduzione di opere letterarie è un altro ramo in cui siamo impegnati. Pasquale Verdicchio ha scritto saggi e tradotto opere di Giorgio Caproni, Alda Merini, Antonio Porta e Antonio Gramsci; le traduzioni da Montale e Pasolini fatte da Antonino Mazza o quelle di Dacia Maraini ad opera di Genni Gunn non solo hanno contribuito a diffondere questi autori in Canada, ma hanno anche rinsaldato il legame e il dialogo fra le nostre correnti letterarie.
Cosa fa l’associazione per promuovere la conoscenza degli scrittori della diaspora italiana in Canada?
Diciamo che lavoriamo su un doppio "fronte", in Canada ed in Italia, per far conoscere scrittori affermati e giovani emergenti: abbiamo un web site (www.aicw.ca) e organizziamo una Conferenza biennale. Nel 2004 eravamo a Udine dove, in collaborazione con il Centro Studi Canadesi di quella Università, abbiamo svolto la nostra decima Conferenza biennale dal titolo "Oltre la Storia". Nel 2003, eravamo presenti alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Inoltre, pubblichiamo un bollettino quadrimestrale trilingue, abbiamo un Concorso letterario biennale ed organizziamo una serie di avvenimenti culturali e letterari nelle varie città canadesi, cioè conferenze, letture, dibattiti, quasi sempre in collaborazione con istituzioni accademiche e comunitarie locali. Ad esempio, a Vancouver dove io vivo, lavoriamo in stretta collaborazione con il Centro Culturale Italiano, la Vancouver Public Library, l’Istituto Italiano di Cultura, il Burnaby Arts Council e altri enti che operano nel campo culturale. A Montreal abbiamo un Salotto Letterario gestito dai soci locali, a Toronto abbiamo un buon rapporto con Università, Colleges e con il Blue Metropolis Festival. Altri importanti aspetti della nostra attività sono la pubblicazione di volumi realizzati con la nostra diretta collaborazione e sponsorizzazione ed i contatti con i mezzi di informazione sia canadesi che italiani che sono importantissimi per fare opera di informazione presso il grande pubblico. Nella nostra Associazione siamo tutti volontari, doniamo il nostro tempo e le nostre risorse, ci autofinanziamo pagando le nostre quote di iscrizione, con qualche (rara) donazione da parte dei soci o simpatizzanti e con eventuali piccoli finanziamenti che il Canada Council elargisce per determinati progetti, ma soprattutto gestendoci con grande oculatezza. Finora, il nostro modestissimo bilancio non è mai andato "in rosso" ed a volte mi chiedo se non sia un miracolo quello di avere ancora, dopo tanti anni, l’entusiasmo e la volontà di mandare avanti l’Associazione, perché ad esempio nella mia esperienza come Presidente (dal 2000 al 2004), le soddisfazioni sono state molte ma la mole di lavoro, un lavoro "di pura passione" da svolgere nel proprio tempo libero, è stata semplicemente incredibile.
La cultura italiana è conosciuta in Canada? Quale visione hanno i canadesi dell’Italia?
Quasi due generazioni di canadesi sono cresciute nel clima del multiculturalismo, e questo li ha resi aperti e curiosi verso altre culture. Oggi, grazie anche alla profonda influenza che la moda italiana, l’eccellenza della cucina italiana, la "cultura del cappuccino" esercitano nella vita quotidiana, grazie alla rivoluzione che il design di interni e l’uso di materiali come marmo e piastrelle hanno portato nell’industria edilizia, e grazie alla presenza italiana in molti altri aspetti della vita e società canadese, l’immagine dell’Italia è finalmente più aderente alla realtà odierna. Sono molti i canadesi che frequentano i corsi di italiano per adulti solo per il piacere di conoscere la nostra lingua o di prepararsi al "viaggio in Italia" che rimane fra le destinazioni di sogno, e moltissimi gli appassionati di cinema italiano: all’International Film Festival di Vancouver quando si proietta un film italiano le code al botteghino sono chilometriche. Laura Pausini ed Eros Ramazzotti sono nomi di casa, come pure i grandi scrittori italiani, Bassani, Calvino e altri contemporanei come Magris, Maraini, partecipano agli avvenimenti letterari internazionali. Non è però tutto oro quel che riluce, perché trovo che i mezzi di informazione non presentino una immagine completamente equilibrata ed accurata dell’Italia e nemmeno degli italo-canadesi: se i programmi di successo in televisione si intitolano "I Soprano", "Vendetta", "Growing Up Gotti" (con protagonista la famiglia del "Don" Mafioso John Gotti), gli articoli sui giornali riportano spesso più cronache frivole, ad esempio il grande spazio dato ad una certa operazione di chirurgia plastica di un certo importante uomo politico italiano, che non seri reportage, oppure danno risalto soprattutto a cronache sulla mafia e presunti mafiosi sia italiani che italo-canadesi. Insomma, a mio parere, un ritratto a volte condiscendente, irritante, spesso centrato su stereotipi o aspetti negativi, al punto che la nostra Associazione e altre Associazioni comunitarie italo-canadesi hanno fatto il problema della stereotipizzazione degli italo-canadesi oggetto di esame e discussione per poter studiare strategie di intervento quando divenga necessario. Questo, ad esempio, è stato il tema della nostra IX Conferenza biennale "The Challenge of Ethnic Minority Representation / La sfida della rappresentazione etnica minoritaria", tenuta a Toronto nel 2002.
Anna Foschi Ciampolini
Nata a Firenze, dove si è laureata in Lingue Moderne, si è trasferita a Vancouver (Columbia Britannica, Canada) nel 1983. Si considera romagnola di adozione, avendo sposato un riminese e avendo vissuto a Rimini negli anni ’70. E’ stata responsabile degli Affari Culturali e Scolastici del Centro Culturale Italiano di Vancouver (il maggiore Centro comunitario italiano dell’Ovest canadese), ha lavorato come Assistente e Ufficio Stampa del Trade Commissioner of Italy e da oltre dieci anni lavora nel campo dei servizi sociali per le famiglie immigrate. Co-fondatrice della Associazione Scrittori-Scrittrici Italo-Canadesi e del Premio Letterario F. G. Bressani del Centro Culturale Italiano di Vancouver, collabora da venti anni come freelance al Marcopolo/Eco d’Italia, il settimanale della comunità italiana della Columbia Britannica ed ha prodotto e condotto interviste e tre serie educative per la radio e televisione di lingua italiana. Suoi articoli ed interviste sono stati pubblicati in Canada, Italia, Stati Uniti e Australia. Fra le sue pubblicazioni, le antologie: Emigrante: Storie, memorie e segreti della buona cucina dei nostri pionieri (Vancouver, Grandview Printing, 1985), Writers In Transition: Yesterday, Today and Tomorrow (Guernica Editions, Toronto/New York, 1990). I suoi racconti sono stati pubblicati in sei antologie in Canada ed in Italia; nel 1996 ha vinto il terzo premio nazionale "Settimana Italia Canada" e il premio speciale per il Concorso Voci di Donne Città di Savona, nel 1998 e’ stata finalista con pubblicazione per il Premio Pietro Conti-Filef. Dal 2000 al 2004 è stata Presidente della Associazione Scrittori-Scrittrici Italo Canadesi, per la quale ha organizzato due conferenze biennali (Writers In Transition e Challenging Invisibility) e si appresta ad organizzarne una terza. Fa parte del Direttivo ASSIC 2004-2006 come presidente uscente.
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