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06 agosto 2010

IMMIGRAZIONE, L'EMILIA-ROMAGNA E' LA REGIONE PIU' OSPITALE

Al primo posto l’Emilia Romagna, al secondo il Friuli Venezia Giulia: questi i risultati che emergono dal settimo Rapporto Cnel sugli Indici di integrazione degli immigrati in Italia. L’indagine ha potenziato l’impostazione tradizionale, che consiste nel misurare il grado di inserimento socio-occupazionale degli immigrati a livello territoriale e nel determinare, su questa base, il potenziale di integrazione di ciascuna regione e provincia italiana. A tale ottica territoriale ne è stata aggiunta una riguardante l’integrazione per collettività. Questa ulteriore analisi è volta ad accertare sia il livello di inserimento lavorativo sia il grado di coinvolgimento nella criminalità, singola ed organizzata, da parte della maggiori collettività di immigrati nel Paese.
Nella graduatoria è l’Emilia Romagna a confermarsi, con un valore di 60,82 (su una scala da 1 a 100), la regione con il più alto potenziale di integrazione in Italia. Anch’essa, tuttavia, è collocata nella fascia alta e non massima, il che indica che sussiste comunque un ampio margine di possibile miglioramento. In particolare, il contesto emiliano-romagnolo si afferma al primo posto per livello generale di inserimento sociale degli immigrati, insieme alle altre regioni del Nord Est, mentre quanto all’inserimento occupazionale è, nel complesso, solo quinta dopo la Lombardia, la Toscana, il Lazio e il Friuli Venezia Giulia.
Al secondo posto nella graduatoria assoluta troviamo il Friuli Venezia Giulia (59,29 punti), seguita dalla Lombardia e dal Lazio (ciascuna con 57 punti), che precedono le altre regioni del Nord Est (Veneto 55,04 punti, Trentino Alto Adige 54,48) e la Toscana (50,42). Nella fascia intermedia troviamo le altre regioni del Nord Ovest e del Centro, oltre a diverse del Meridione. Nelle ultime posizioni si trovano l’Abruzzo (38,24 punti), la Puglia (37,36) e la Sardegna (32,65 punti).
Tra le province il primato spetta a Parma (60,58 punti), anch’essa nella fascia alta e non massima. Si contano ancora, tra le prime 10 posizioni, altre due province dell’Emilia Romagna (Reggio Emilia al secondo posto, Modena al decimo), tre del Friuli Venezia Giulia (Trieste quinta, Gorizia sesta e Pordenone nona) e quattro province di altrettante differenti regioni (la veneta Vicenza terza, la toscana Prato quarto, la piemontese Asti settima e la siciliana Enna ottava). Con una differenza di appena -0,06 punti a svantaggio degli stranieri (in una scala che va da -1 a +1 e in cui lo zero indica uguaglianza tra immigrati e italiani), la Sicilia garantisce la maggior parità tra immigrati e italiani nell´inserimento socio-occupazionale. A seguire Piemonte (-0,13), Molise (-0,14), Sardegna (-0,15) e Trentino-Alto Adige (-0,16). Agli ultimi posti ci sono Abruzzo (-0,38), Marche (-0,39) e Puglia (-0,40).
Nel 2008 le collettività straniere ad aver avuto il miglior livello occupazionale, rapportato al numero di connazionali residenti, sono quelle originarie di India, Romania, Moldavia, Albania, Ucraina e Marocco. Il rapporto si conclude con un prospetto riassuntivo sul rapporto immigrazione/criminalità. Su questo punto il Cnel sottolinea che l’aumento degli immigrati non si traduce in un automatico aumento proporzionale delle denunce penali nei loro confronti.





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