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24 agosto 2010

VALE 60 MILIARDI LA CONTRAFFAZIONE ALIMENTARE DEI PRODOTTI ITALIANI

formaggio Il falso Made in Italy alimentare in Italia e all’estero vale circa 60 miliardi. La pirateria internazionale utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all´Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la Penisola, ma anche con l’utilizzo a livello nazionale di materie prime importate da vendere come italiane per la mancanza dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, impegnata in una mobilitazione ai valichi di frontiera ed ai porti a difesa del vero Made in italy, in occasione della "Giornata Nazionale dell’Anticontraffazione" promossa lo scorso mese per sensibilizzare sul crescente fenomeno della contraffazione, dalla Confindustria con il patrocinio e la diretta collaborazione della Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico, oltre che del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio e del Ministero degli Affari Esteri.
All´estero - stima la Coldiretti - sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. È il caso - spiega la Coldiretti - dei formaggi tipici dove il Parmesan è la punta dell´iceberg diffuso in tutto il mondo, dagli Usa all´Australia, ma ci sono anche il Romano, l´Asiago e il Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano "spacciati" come italiane. Per non parlare del Prisecco, un vino rosso diffuso in Germania che imita il celebre e rinomato Prosecco. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere "taroccati" come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada.
A differenza degli altri settori i Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove - denuncia la Coldiretti - appena il 2% dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita.
La diffusione della contraffazione a livello internazionale per la Coldiretti è favorita dalla mancanza di chiarezza a livello nazionale e comunitario dove non è ancora obbligatorio indicare per tutti i prodotti la provenienza della materia prima in etichetta. Il risultato è che due prosciutti su tre venduti come italiani sono provenienti da maiali allevati all´estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all´insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere, come ha confermato il recente allarme per la mozzarella blu. (aise)






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